CASA DI RIPOSO:
IPAB E COMUNE DI ALBAREDO
RISCHIANO IL FALLIMENTO
Dopo aver rifiutato un
contributo di 1.500.000 euro da parte della Regione, la Giunta Leghista gioca
sulla pelle dei cittadini di Albaredo e stipula una convenzione con una
cooperativa (CSA di Mantova) per la realizzazione e la gestione della nuova
Casa di Riposo. Ricordiamo tutti che in un giornalino diffuso dall’amministrazione
comunale – tutto rigorosamente a carico dei contribuenti – il Sindaco aveva
definito l’avvenimento “epocale”.
Ora, nella documentazione
relativa a quell’operazione “senza precedenti”, siamo riusciti a trovare delle
grossolane dichiarazioni fatte solo per propaganda.
Premesso che:
- la Regione aveva bocciato nettamente
il progetto, ritenuto insensato: è stato ripescato solo dietro forti
sollecitazioni politiche
- attualmente la Casa di Riposo accoglie
68 anziani di cui 36 non autosufficienti e 32 autosufficienti
- la conferenza dei sindaci dell’ULSS 20
ha dato il proprio assenso limitatamente a 58 ospiti, di cui 36 non
autosufficienti e 22 autosufficienti
- CSA si è assunta l’impegno del
progetto, della realizzazione della struttura, della fornitura di arredi
ed attrezzatura con una gestione di 35 anni
- trascorsi 35 anni CSA lascerà il tutto
gratuitamente all’IPAB (la costruzione, non il terreno su cui insiste, però
…) senza specificare in quale … stato
- tutto o quasi il personale IPAB sarà
licenziato e assunto dalla cooperativa, senza specificare se e come
manterrà inalterato per l’avvenire luogo di lavoro e livello economico
Rileviamo che:
- (come sembra) il terreno inizialmente
destinato al Comune a prezzo agevolato è poi stato, quasi per magia,
destinato allo stesso prezzo a un privato, quale C.S.A.
- tale scelta comporta la quasi totale
esternalizzazione del servizio e del relativo personale, con immaginabili
gravi ripercussioni di ordine economico per ospiti e lavoratori
- le rette saranno “di mercato” e rivalutate
annualmente con i rincari che graveranno sui futuri ospiti e le loro
famiglie
Ma soprattutto evidenziamo che:
- in caso di “risoluzione della
concessione” NON ci sono
garanzie per gli Enti Pubblici (IPAB e COMUNE DI ALBAREDO)
- in caso di risoluzione anticipata,
ANCHE PER SCELTA o COLPA di CSA, IPAB e/o Comune di Albaredo dovranno
pagare l’affitto delle strutture e degli arredi a CSA, per un importo che
ci si immagina molto alto, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro
annui, tale da mandare letteralmente in rovina l’Ente pubblico.
In
particolare, sempre dalla concessione, risulta strano che, in caso di ritiro
dell’accreditamento a CSA da parte della Regione, le conseguenze di tale
mancanza debbano essere sopportate esclusivamente dall’IPAB o dal Comune che si
dovranno fare carico del pagamento del pieno affitto alla cooperativa.
Addirittura
sconcertante appare la clausola prevista che testualmente recita “la
concessione si risolve anche in caso di rinuncia - non imputabile alle altre parti
firmatarie della presentae convenzione – della gestione da parte di CSA e il
tal caso viene prevista una penale (da versare all’IPAB) in capo alla stessa
pari al 10% in ragione d’anno dell’importo del canone d’affitto, con il
subentro nella gestione dell’IPAB”.
Pare di
capire che se CSA rinuncia alla gestione perché non ha fatto bene i conti o non
vi sono ospiti a sufficienza o non riesce ad essere concorrenziale nel mercato,
a farne le conseguenze saranno i cittadini di Albaredo tramite l’IPAB o il
Comune.
Infatti l’IPAB
subentrerà nella gestione fallimentare e pagherà anche l’esoso affitto a CSA,
con la sola irrisoria riduzione del 10% del canone.
Insomma, il rischio d’impresa non sarà mai a carico di CSA che,
anche se l’operazione dovesse andare male, si è garantita un lauto affitto per
35 anni, mentre IPAB e/o Comune di Albaredo andranno sul lastrico.
Per contro, nel caso le
cose andassero bene ci troveremo di fronte ad una regalia, politicamente ancora
più grave ed imbarazzante, perché i termini di tali operazioni si limiterebbero
usualmente a 25 anni e non a 35
anni come in questo caso.
