mercoledì 21 dicembre 2011

Menegazzi tassa gli Albaretani di 100.000 euro all'anno


MENEGAZZI TASSA GLI ALBARETANI
DI  100.000 EURO ALL’ANNO

Il sindaco Paolo Menegazzi ha pensato per sé, per il suo vice e per gli assessori con un esagerato aumento di stipendio (il massimo consentito dalla legge) in pieno disprezzo per la situazione attuale, nella quale vengono chiesti sacrifici enormi a tutti in cittadini per coprire i buchi lasciati proprio dal governo della Lega e del Pdl.

Al Sindaco vanno    2.788,86 euro mensili           
con un aumento del   125 %

Al Vice Sindaco vanno    1.115,54 euro mensili           
con un aumento dell’    80 %

Agli Assessori  vanno    780,88 euro mensili            
con un aumemto del    40 % 

Hanno rovinato l’Italia distruggendo i conti pubblici, aumentando le tasse, difendendo sprechi e privilegi e aumentando la disoccupazione. Ora rovinano anche Albaredo D’Adige, lasciando in eredità solo disastri e nuovi debiti.

La Lega, anche ad Albaredo D’Adige, dimostra quello che sa fare meglio: accettare qualsiasi compromesso e qualsiasi legge “ad personam”, pur di ricavarne qualche tornaconto.
Lavora sempre e soltanto per sé stessa, mai per i cittadini. Si muove senza sensibilità e incurante della vera solidarietà.
In Parlamento, tra una caciara e l’altra, la Lega si traveste pure da operaia per far dimenticare che fino a ieri colpiva i salari e il welfare.
  • Non dimentichiamo che per anni al governo ha partecipato al taglio dei servizi sociali, degli enti locali e dei trasporti fino alla vergogna della cancellazione della norma che vietava ai datori di lavoro di far firmare dimissioni in bianco, principalmente rivolta contro le donne che diventavano facilmente scaricabili in caso di maternità.
  • Non dimentichiamo che al governo ha avvallato l’eliminazione degli anni dell’università e del servizio militare dal calcolo delle pensioni: provvedimenti poi eliminati solo dalle sollevazioni popolari.
  • Non dimentichiamo ancora che, nell’ultima manovra di Bossi e Berlusconi, nelle deleghe su fisco e assistenza ha previsto, in caso di mancato reperimento di una ventina di miliardi, il taglio drastico al settore assistenziale (comprese le pensioni di reversibilità), alle detrazioni per i mutui casa, alle spese sanitarie e alle detrazioni sui figli a carico.

La Lega locale non poteva che agire con la stessa logica della Lega nazionale.

Ad Albaredo D’Adige ha tagliato i contributi alle scuole materne, gli aiuti alle associazioni, il sostegno alle famiglie e alle persone bisognose. Ha anche ridimensionato oltre l’inverosimile la biblioteca, bloccato per anni l’apertura del nuovo teatro che poteva e può essere punto di riferimento per tutte le attività culturali dei gruppi di volontariato e delle associazioni (ora l’utilizzo è solo parziale e strumentale).
Ha creato da subito disagi con i pazienti e forti contrasti con il personale della Casa di Riposo, proponendo progetti megalomani che, se realizzati senza rigidi criteri di prevenzione e di controllo sulla spesa in fase contrattuale, penalizzeranno irrimediabilmente nei prossimi anni bilanci comunali.
Ha sguinzagliato scagnozzi per tutti i locali Albaretani a predicare che l’amministrazione è bloccata perché mancano i soldi per via del patto di stabilità che li priva di risorse.
Hanno tagliato, bloccato tutto e tolto ai cittadini di Albaredo D’Adige qualcosa come 100.000 euro all’anno.

sabato 17 dicembre 2011

Il sindaco ad Albaredo si raddoppia lo stipendio


Il sindaco di Albaredo
si raddoppia lo stipendio

ALBAREDO. L'ira dell'opposizione per il 125 per cento in più che va in tasca a Menegazzi: da 1.240 a 2.789 euro al mese. Aumenti consistenti anche per il vice e gli assessori E in aula si alza un volantino: «Vergogna» Ma per la maggioranza è tutto in piena regola

Tratto da L’Arena 16/12/2011

Albaredo. Supermario Monti non fa scuola ad Albaredo. Mentre il premier ha rinunciato al proprio compenso in segno di rispetto per i sacrifici chiesti alle famiglie, sindaco ed assessori di Albaredo hanno deciso di aumentarsi in modo considerevole lo stipendio.
La decisione, com'era prevedibile, ha provocato uno tsunami nelle file della minoranza, con Stefano Mattiolo a puntare il dito contro la «mangiatoia del Natale albaretano» e l'ex consigliere Sandro Mastella ad alzare in Consiglio comunale un volantino con su scritto «Vergogna».
In tempi di manovre durissime e di prelievi fiscali, Paolo Menegazzi e la sua giunta non si sono lasciati intenerire. Nel bilancio di previsione, il primo cittadino aveva innalzato il suo compenso del 125 per cento, passando da 1.240 a ben 2.789 euro al mese.
Il vicesindaco Devid Marin aveva optato invece per un incremento dell'80 per cento, passando da 620 a 1.116 euro. Minore, ma pur sempre consistente, l'aumento della retribuzione degli altri assessori, pari al 40 per cento.
Una cifra spropositata per il gruppo consiliare «Per Albaredo-Ruta sindaco», che tuttavia finora aveva sull'argomento mantenuto il silenzio, «sperando in una redenzione come quella di Jean Valjean ne I Miserabili», ha detto Mattiolo. Il ravvedimento però non c'è stato, le cifre sono rimaste quelle preventivate.
Così, all'appuntamento con l'assestamento di bilancio 2011, è scoppiata l'ira della minoranza.
«Possibile che abbiate tagliato tutto, i contributi alle scuole materne, gli aiuti alle associazioni, il sostegno agli indigenti, e non vi sia venuto in mente di ridurvi lo stipendio?», ha chiesto Mattiolo.
«Potete ringraziare i bambini dell'asilo per la collaborazione», ha ironizzato. Indignato, il consigliere ha tuonato contro Menegazzi, ha votato contro l'assestamento e poi ha lasciato l'aula assieme al suo gruppo. 
Sindaco ed assessori non si sono scomposti. Hanno spiegato che le riduzioni dei contributi nel settore sociale non sono state dovute ai minori servizi erogati, quanto piuttosto a un «minor fabbisogno e ad una maggiore efficienza nella gestione della contribuzione».
Anche il consigliere di «Con Albaredo Giacon sindaco», Alessandro De Mori, ha criticato i tagli alle scuole materne. «Noi davamo 700 euro a bambino, voi soltanto 615, non mi incantate con questa storia del minor fabbisogno», ha dichiarato.
Per quanto concerne il compenso, Menegazzi ha spiegato che le retribuzioni vanno considerate nei tre anni e mezzo di amministrazione.
«Se si raffronta il lordo medio annuo della mia giunta con quello dell'amministrazione Ruta, risulta che noi percepiamo meno soldi», osserva il sindaco.
Il lordo medio annuo di Menegazzi, infatti, è inferiore di 1.095 euro rispetto a quello che aveva percepito Ruta (54.682 euro contro i 55.777 euro del precedente sindaco).
E questo perché nel 2009 gli amministratori locali erano stati costretti a ridursi lo stipendio del 30 per cento a causa dello sforamento del Patto di stabilità da parte del Comune e nel 2010 dovettero mantenerlo al minimo.
Nel 2011 il grande balzo in avanti, con il sindaco che ha deciso di raggiungere il tetto massimo del compenso consentito.
«Mi sono adeguato alle retribuzioni degli amministratori dei comuni vicini», ha spiegato il primo cittadino.
«Sono stati i miei assessori a chiedere che il mio aumento fosse così elevato, perché ritengono che sia corretto premiare il mio assiduo impegno per il Comune», ha concluso Paolo Menegazzi. Con buona pace dei cassintegrati e dei lavoratori in mobilità.

Paola Bosaro

giovedì 8 dicembre 2011

PENSIONI E EVASIONE


PENSIONI  E  EVASIONE
Si deve cambiare questo decreto
“AMMAZZA PENSIONATI” e “SALVA ITALIANI RICCHI”

Sappiamo benissimo che l’Italia è sull’orlo del baratro e che se siamo a questo punto la colpa è solo del governo Berlusconi-Bossi.
Non lo dimentichiamo e faremo il possibile perché nessuno lo dimentichi anche per l’avvenire.
Tuttavia non è più possibile accettare manovre e sacrifici dove a pagare siano sempre i soliti noti.
Non è più possibile che li accettino i cittadini più deboli e non è possibile che vengano accettati da un partito come il Partito Democratico, che ha fatto dell’equità sociale un principio imprescindibile.
La manovra è, nel suo complesso, quanto di più iniquo ci si poteva aspettare da un governo tecnico.
E’ scritta sulla falsa riga dei provvedimenti presi dal precedente governo, che ci ha portato al disastro.
Magari nell’immediato dà l’impressione di sistemare i conti pubblici, ma è un’evidente e transitoria illusione.
L’impoverimento drastico delle fasce medio-deboli della popolazione, con il depauperamento del potere d’acquisto da subito e con prospettive ancor più pesanti nel medio periodo, faranno diminuire i consumi e perciò rallenteranno ulteriormente la crescita.
Le irrisorie disponibilità derivanti dalla tassa sul lusso sono solo uno schermo, dietro il quale cercano giustificazioni Monti e i suoi ministri.
La mancanza di vere azioni anti evasione fiscale con la mancanza di una vera imposizione sui grandi patrimoni farà mancare le risorse necessarie agli investimenti indispensabili per la ricerca, per la scuola, per l’occupazione giovanile e delle donne.
L’attacco indiscriminato alle pensioni sia sul fronte dell’uscita dal mercato del lavoro sia su quello strettamente retributivo contribuirà ancor di più ad impedire nuova occupazione e a creare tensioni sociali.
E’ allora indispensabile lavorare per migliorare i provvedimenti prima che entrino in vigore.
Il Partito Democratico su questi temi deve anche diventare intransigente perché la partita che si gioca è troppo importante sul piano economico-sociale e cedimenti inspiegabili porterebbero ad un ridimensionamento e ad una sconfitta della propria rappresentanza.
Aree di recupero risorse per apportare i miglioramenti ce ne sono, a partire da quelle sopra citate (lotta all’evasione, tassazione dei grandi patrimoni), aggiungendo poi la messa all’asta senza regali delle frequenze televisive ed il riordino della pubblica amministrazione.
Rigore ed equità devono essere principi che si muovono di pari passo senza “se” e senza “ma” e non saranno certamente teatrali lacrime di coccodrillo o di rimorso a far credere che tutto ciò possa essere messo da parte.
Sicuramente è auspicabile un patto tra generazione presente e generazione futura, ma perché questo patto sia efficace bisogna che la generazione presente sopravviva.

domenica 27 novembre 2011

GOVERNO MONTI

GOVERNO  MONTI
GOVERNO DI SALVEZZA NAZIONALE

Bossi e Berlusconi tentano di riscrivere la storia approfittando della tregua parlamentare per far fronte al baratro economico nel quale ci hanno spinto.
Il primo, per bocca di Maroni, vuole far credere che il Governo Monti sa mettere solo tasse dimenticando che il conto da pagare lo hanno lasciato la Lega e il Pdl e il secondo vuole far credere che il suo passo indietro sia un gesto di generosità.
Niente di più falso e noi non possiamo dimenticare o far finta di dimenticare.
Come dice Rosy Bindi, non possiamo tacere sul fatto che Berlusconi si è ritirato solo quando è stato certificato che non aveva più la maggioranza e non possiamo dimenticare che Bossi e Berlusconi hanno attaccato in tutte le maniere le nostre Istituzioni, che ci hanno fatto fare delle figuracce ai vertici internazionali, che hanno costantemente cercato l’indebolimento dell’Europa, che hanno depresso la crescita, che hanno aumentato il debito pubblico e le disuguaglianze, che hanno portato, loro si, la tassazione a livelli record.
Il PARTITO DEMOCRATICO si propone come garante del nuovo corso governativo perché le misure da adottare siano eque e puntino alla crescita.
Le misure devono pertanto riguardare la lotta all’evasione fiscale, le liberalizzazioni vere, e un riordino della pubblica amministrazione con provvedimenti che colpiscano le corruzioni e le sopraffazioni.
I sacrifici devono essere distribuiti in maniera proporzionale alle possibilità economiche dei cittadini e non devono gravare sulle famiglie, sul lavoro e sulle imprese come fino ad ora ci ha obbligati il duo Bossi-Berlusconi.
Il lavoro deve essere riorganizzato non per avere una flessibilità indiscriminata ma per creare i presupposti di una maggiore occupazione dei giovani e delle donne.
Il lavoro precario deve costare di più di quello stabile e il ciclo lavorativo deve concludersi con trattamenti certi da parte del sistema pensionistico.
I sacrifici devono essere equi: devono essere ricercati e tassati i grandi patrimoni e puniti gli evasori fiscali.
La politica deve fare la propria parte rinunciando a privilegi di casta e impegnandosi a realizzare le iniziative volte a far pagare di più chi ha di più.

VERGOGNA
La Lega al governo ha:
distrutto i conti pubblici
aumentato le tasse
fallito sul federalismo
difeso privilegi e sprechi
bloccato il credito
aumentato la disoccupazione
e adesso, scappa via

IRRESPONSABILI

mercoledì 16 novembre 2011


BERLUSCONI E BOSSI NON SONO PIU’ AL GOVERNO
ERA ORA
Il governo di Berlusconi e Bossi ha aumentato le tasse e ha fatto pagare il suo fallimento all’Italia.

Per tre anni questo governo ha ripetuto che l’Italia era il Paese che stava meglio nel mondo. Quando il governo di Berlusconi e Bossi si insediò nel 2008, il Partito Democratico propose di utilizzare le risorse disponibili per stimolare la crescita e l’occupazione. Il governo, invece, usò oltre dieci miliardi per l’Alitalia, per togliere l’Ici ai proprietari degli appartamenti di maggior pregio e per eliminare la tracciabilità dei pagamenti. In più fece uno scandaloso condono a favore degli esportatori di capitali.

Da tempo il Partito Democratico ha denunciato il deterioramento dell’economia e la necessità di un intervento per sostenere la crescita ed il risanamento dei conti pubblici. Appena qualche settimana fa, Tremonti e il governo di Berlusconi e Bossi affermavano che tutto andava bene e che sarebbe bastata una semplice “manutenzione dei conti pubblici”.

Il risultato è stato la messa in atto di una serie di manovre pesantissime che hanno aumentato a dismisura le tasse:
  • niente per la crescita
  • niente contro l’evasione fiscale
  • niente liberalizzazioni
  • niente per i giovani e l’occupazione femminile.
Il Paese è arrivato sull’orlo del baratro e l’Europa ha commissariato l’Italia.

ORA E’ IL MOMENTO DEL GOVERNO MONTI

Il Partito Democratico ha riformulato le proprie proposte per una strada alternativa, segnata dall’equità e dalle riforme per  uno sviluppo sostenibile con:
  • riduzione dei costi della politica;
  • contributo di solidarietà straordinario sui 105 miliardi condonati nel 2009;
  • un’imposta patrimoniale ordinaria sui grandi valori immobiliari basata su criteri progressivi;
  • lotta vera all’evasione fiscale;
  • dismissioni di immobili pubblici;
  • liberalizzazioni efficienti;
  • stabilizzazione delle agevolazioni fiscali per l’efficienza energetica;
  • politiche industriali per l’innovazione tecnologica e la ricerca.

PERCHE UN GRANDE PAESE MERITA UN FUTURO MIGLIORE
Per ritrovare fiducia e credere nel cambiamento
Per il riscatto della nostra immagine nel mondo
Per una politica partecipata, seria e sobria
Per restituire al lavoro senso, valore e dignità
Per sentirci sicuri e liberi
Per riprenderci il futuro
Per l’Italia

domenica 30 ottobre 2011


ABBIAMO ASSISTITO ALLA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEI PENSIONATI,
 SIAMO IN ATTESA DELLA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
INDETTA DAL PARTITO DEMOCRATICO PER IL 5 NOVEMBRE
 E ATTENDIAMO LA CONFERMA DELLA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEI SINDACATI DI NUOVO INSIEME.

IL GOVERNO STA RIUSCENDO NELL’IMPRESA DI RIUNIRE TUTTE LE FORZE PROGRESSISTE E COSCIENTI CHE ANCORA VIVONO IN ITALIA: FORZE POLITICHE, SOCIALI E ASSOCIAZIONI.
NON E’ PIU’ POSSIBILE ACCETTARE UN GOVERNO BOSSI- BERLUSCONI
 CHE HA RAGGIUNTO L’UNICO OBIETTIVO DI SCHIERARSI CONTRO TUTTO IL POPOLO ITALIANO PORTANDOLO A UNA SITUAZIONE FALLIMENTARE IN CUI:

LE FAMIGLIE PAGANO
L’AUMENTO DEI PREZZI E DELLE TARIFFE
I TAGLI ALLE DETRAZIONI FISCALI
LO SMANTELLAMENTO DEI SERVIZI SOCIALI

I GIOVANI PAGANO
I TAGLI ALL’ISTRUZIONE
LA PRECARIETA’ DELL’OCCUPAZIONE
L’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE
L’ASSENZA DI MISURE PER LA CRESCITA

LE DONNE PAGANO
I TAGLI AI SERVIZI SOCIALI
LA MANCANZA DI LAVORO
L’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE

I NON AUTOSSUFICIENTI PAGANO
L’ELIMINAZIONE DEL FONDO NAZIONALE
L’AUMENTO DEI PREZZI E DELLE TARIFFE
I TAGLI A SANITA’, ASSISTENZA E SERVIZI

I PENSIONATI PAGANO
LA RIDUZIONE DEL VALORE DELLA PENSIONE
I TAGLI ALLA SANITA’ E I MAGGIORI TICKET
GLI AUMENTI DEI PREZZI
LA DISOCCUPAZIONE DI FIGLI E NIPOTI

I PIU’ DEBOLI PAGANO
I TAGLI ALLA SANITA’
LA DIMINUZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI
LE INGIUSTIZIE SOCIALI

GLI ONESTI PAGANO
LE EVASIONI FISCALI E I CONDONI
I PRIVILEGGI DI TUTTE LE CASTE
LE INIQUITA’ E LE INGIUSTIZIE


Licenziamenti, sindacati pronti allo sciopero
"Si va verso la rottura della coesione sociale"

L'opposizione sollecita con "urgenza" l'intervento del governo per riferire in Parlamento sugli impegni assunti nella lettera consegnata alla Ue.
Il presidente della commissione europea Josè Manuel Barroso avverte: "E' imperativo che l'Italia concretizzi gli impegni e lo faccia con un calendario chiaro".
Il tutto mentre i sindacati attaccano i licenziamenti facili e annunciano (Cisl, Uil e Ugl in modo esplicito) lo sciopero generale.
Resta teso il clima dopo la missiva del governo alla Ue. Una lista di impegni su cui tutte le opposizioni danno giudizio negativo: "Resterà un libro dei sogni”.
"La lettera è un patto scellerato sottoscritto tra Berlusconi e Bossi che, in cambio della libertà di licenziamento, non mette mano alle pensioni e rischia di determinare uno scontro sociale, mettere i ricchi contro i poveri e questo non ce lo possiamo permettere".


lunedì 17 ottobre 2011



Da oggi al 5 novembre siamo tutti mobilitati in mille piazze con volantinaggi, gazebo e manifestazioni per preparare la manifestazione nazionale.
La gente sarà a Roma in nome del Popolo Italiano per interpretare un’esigenza di riscossa per la ricostruzione di questo Paese.
Il nostro progetto si pone non solo l’obiettivo di cambiare il governo, ma anche quello di aprire una fase costituente che punti alla ricostruzione e alla credibilità delle istituzioni rappresentative.

Il Partito Democratico, con l’intervento della Direzione Provinciale e di tutti i Circoli della Provincia di Verona, sta organizzando treni e autobus per chiunque voglia recarsi a Roma il 5 novembre. 
Segnalati per venire a Roma con noi!




I RAGAZZI CHIEDONO UN  FUTURO MIGLIORE,
IL GOVERNO NON LI ASCOLTA

Dalle piazze d’Italia la voce delle giovani generazioni.
Berlusconi considera un fardello governare l’Italia? Ma il fardello è solo lui. (dichiarazione di Francesca Puglisi Responsabile Scuola Pd)

I ragazzi e le ragazze scesi in piazza chiedono di avere un futuro e lo chiedono a un governo che continua a non prestare loro alcun ascolto e attenzione, un governo i cui comportamenti ad ogni livello stanno gettando discredito a livello internazione su tutto il Paese.
Comportamenti squalificanti e miopie stanno aggravando una crisi già conclamata il cui conto è pagato quasi interamente dai giovani.
Sono, invece,  le intelligenze dei giovani quelle con le quali vogliamo ricostruire dalle fondamenta questo paese, Se per il presidente del Consiglio governare il Paese è un fardello enorme, sappia che il fardello e lui e che ci sono forze giovani in grado di risollevare l’Italia.

Il futuro dei giovani deve essere salvaguardato ad ogni costo.
In questi giorni tutte le persone e gli organismi responsabili si  preoccupano e prendono a cuore il problema.
Lo ha affrontato il Presidente Napolitano e poi Draghi, la Chiesa con tutti i suoi maggiori esponenti dal Papa al Cardinale Bagnasco.
Ne parlano e affrontano il problema tutte le opposizioni dal Pd a Vendola, da Casini alla Camusso.
Solo per il governo il problema non esiste. Per Berlusconi e Bossi, per il Pdl e la Lega i giovani non esistono e non li hanno nemmeno considerati il tutte le manovre improvvisate in questi mesi.

Per questo diciamo basta
UN GRANDE PAESE MERITA UN FUTURO MIGLIORE

Il 5 novembre,
Pd in piazza perché indignarsi non basta più.
In piazza in nome del popolo italiano per ricostruire l’Italia.

Non possiamo aspettare che Berlusconi se ne vada da solo o per mano di chi non ci può dare garanzie per il futuro.
Dobbiamo pensare a concludere questa fase e a pensare a cosa faremo dopo, dobbiamo farlo tutti insieme.
Le amministrative della scorsa primavera, l’esito dei Referendum con la straordinaria partecipazione dei cittadini che hanno in coro chiesto la fine di questo governo, l’altrettanto straordinaria partecipazione alla raccolta delle firme per cambiare la legge elettorale, non possono  essere considerato casi a se stanti e isolati.
Tutti questi segnali devono essere legati e portarci uniti alla manifestazione del 5 novembre perché è arrivato il momento del cambiamento.
Molte ingiustizie e leggi ad personam del Berlusconi-Bossi potranno essere corrette o cancellate, ma per ricostruire un sano patrimonio culturale ci vuole tempo e la partecipazione di tutti e ci vuole a partire da subito.

mercoledì 28 settembre 2011



C'è modo e modo di far politica: si può fare nei salotti buoni e con la gente che conta. Si può anche fare però per strada, contandosi.

Abbiamo una legge elettorale vergognosa, che priva i cittadini della possibilità di scegliere i propri parlamentari, lasciando a quattro o cinque segretari di partito il potere di decidere chi ci rappresenterà in Parlamento. E’ un furto di democrazia che va cancellato subito, con un referendum abrogativo.

Per farcela ci vorranno tante firme e tanto lavoro: alcuni partiti e movimenti si sono già mossi, ma si può fare ancora molto e si devono tentare soluzioni nuove. E bisogna coinvolgere la gente normale, quel 40% che non vota o quell’ 80% che non si fida più della politica.

Dove? Dove si trova la gente normale e magari, e se si riesce, senza il sopracciglio inarcato, il baffo moscio e lo sguardo serio dell’impegnato di mestiere: non se ne può più di questi atteggiamenti.


venerdì 9 settembre 2011

Manovra economica 2011


RIPARTE UNA NUOVA STAGIONE POLITICA E IL NOSTRO CIRCOLO SI RIPROPONE DI INCENTIVARE GLI SFORZI PER METTERE A DISPOSIZIONE DEGLI ISCRITTI, DEI SIMPATIZZANTI E DEI CITTADINI TUTTI NUOVI STRUMENTI DI RIFLESSIONE E DI ANALISI SULLA ATTUALE SITUAZIONE POLITICA.

Come sapete, abbiamo costituito un Coordinamento di Zona fra i circoli di Albaredo D’Adige, San Bonifacio, Cologna Veneta, Arcole, Zimella, Roveredo di Guà, Pressana, Monteforte D’Alpone e insieme abbiamo concordato una serie di iniziative, che pubblicizzeremo di volta in volta, per permettere a tutti di contribuire nel migliore dei modi alla loro riuscita.

Abbiamo organizzato una riunione sulla “Manovra Finanziaria” che come avete visto in queste ultime settimane è stata ricca di colpi di scena con cambiamenti all’ordine del giorno. Lega e Pdl hanno lanciato linee e programmi che sono stati immediatamente ribaltati, abbiamo assistito a conferenze clamorose e roboanti puntualmente smentite il giorno successivo. Berlusconi e Bossi si squalificano da soli ogni giorno di più e il paese rimane senza le risposte convincenti che servono per affrontare la crisi.
Bossi e Berlusconi vogliono tenere al riparo i grandi evasori e far pagare il conto ai soliti noti.
Intanto mentre il debito pubblico continua a salire e la disoccupazione giovanile tocca livelli mai visti nella manovra preannunciata non c’è traccia di provvedimenti che lascino intravvedere qualche spunto di crescita economica.
Siete pertanto invitati a partecipare al dibattito,come specificato nel volantino allegato, con spirito costruttivo e con la convinzione che è giunto il momento di cambiare mandando a casa Berlusconi e Bossi per la loro ormai manifesta incapacità a governare che sta rovinando il nostro Paese e lasciando senza avvenire i nostri giovani.


Lunedì 12 settembre 2011, ore 20.45

Sala civica “Berto Barbarani”
Via Marconi - San Bonifacio

Manovra Economica 2011

Quali tagli e quali nuove tasse?
Chi sarà colpito dai provvedimenti che saranno introdotti?
Viene garantita la credibilità internazionale dell’Italia?


Ne parliamo con:

On. Giampaolo Fogliardi

Deputato PD – membro della Commissione Finanza

lunedì 22 agosto 2011

Ecco quanto il Governo toglie dalle tasche dei veronesi


Ecco quanto il Governo toglie dalle tasche dei veronesi


Dopo l’introduzione dei ticket sanitari sulla salute di tutti, le manovre correttive del Governo ci tolgono decine di milioni di euro.   

Il trio Berlusconi-Bossi-Scilipoti:

·        con il decreto di maggio 2010 ci ha tolto per il 2011 21 milioni di euro;
·        con il  decreto di luglio 2011 ne toglierà altrettanti ogni anno futuro dal 2012 in poi;
·        con la manovra che è al Senato in questi giorni arriverà un’altra mazzata di circa 30 milioni di euro.

Fino al 2010 i Comuni veronesi ricevevano trasferimenti dallo Stato per 215 milioni circa. Da quest’anno ne riceveranno appena 164 milioni di euro.


Ci tolgono 51 milioni in un anno!


Questo Governo è dannoso per Verona.

In nostro futuro: tagli agli asili nido, alle scuole per l’infanzia, alla sanità, ai trasporti pubblici, alla scuola. 

Non è la crisi mondiale ad aver provocato questo. E’ il loro malgoverno che ci ha portato sino a questo punto. 

domenica 14 agosto 2011

La manovra alternativa del PD


La manovra alternativa del PD

Contro una manovra depressiva e ingiusta, le 7 proposte del PD. Paghi chi non paga mai

pubblicato il 13 agosto 2011 
Le decisioni prese dal Consiglio dei ministri sono inadeguate e poco credibili rispetto alla sfida che il paese ha di fronte anche sul piano internazionale e fortemente inique sul piano sociale e fiscale.

Gli esempi più eclatanti riguardano in particolare l’anticipo della delega sull’assistenza, che facilmente si tradurrà in un drastico taglio degli sgravi fiscali, scaricando sulle famiglie una parte rilevante dell’intera operazione di riduzione del disavanzo pubblico, colpendo in modo particolare i nuclei meno abbienti. La mancata precisazione degli interventi da inoltre all’anticipazione di questa delega un carattere generico e di incertezza che non corrisponde all’esigenza di credibilità della manovra. L’intervento sugli enti locali è ancora insufficiente sul piano del riordino istituzionale, ma fortemente incisivo sul livello dei servizi, livello che invece va mantenuto e in alcuni casi irrobustito. Il contributo di solidarietà incide sui ceti popolari e sui ceti medi che pagano le tasse. In sostanza paga chi già paga. L’intervento sul Tfr dei dipendenti pubblici non porta efficienza, ma rappresenta un peso sui ceti medi e bassi. Gli interventi sulle relazioni industriali e sui rapporti di lavoro rappresentano una notevole intromissione nei rapporti e nell’autonomia delle parti sociali. Molte di queste misure dovranno essere abolite o fortemente alleggerite.


In sostanza, la manovra del governo scarica il costo del rientro dal deficit pubblico sui ceti popolari e sugli onesti che pagano le tasse.  E’ inoltre un intervento destinato a deprimere l’economia invece di rilanciarla e non prevede nulla di significativo per la crescita. 

Il Partito Democratico ritiene dunque che debbano essere adottare soluzioni più efficienti e più eque, che facciano pagare non chi paga già, ma chi non paga mai, che portino allo stesso risultato sul piano dei saldi di bilancio, ma che siano anche in grado di fornire un sostegno selettivo alla crescita.

 Il Pd non si sottrae dunque alla sfida che il paese ha di fronte e mette a disposizione il proprio contro piano, un progetto responsabile e alternativo per il bene del paese. Per l’abolizione o il forte alleggerimento delle inique misure del governo noi dunque proponiamo:       

1. Per affrontare l’emergenza si prevede un prelievo straordinario una tantum sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e scudati, in modo da perequare il prelievo su questi cespiti alla armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento e di adeguare l’intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati. Gran parte di questi 15 miliardi dovrà essere utilizzata per i pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto di stabilità interno così da consentire immediati investimenti da parte dei comuni. 

2. Un pacchetto di misure efficaci e non solo di facciata contro l’evasione fiscale, tali da produrre effetti immediati, consistenti e concreti. Si propongono dunque alcuni interventi, tra i quali figurano le misure anti-evasione che in parte riprendono quelle dolosamente abolite dal governo Berlusconi: 

a) tracciabilità dei pagamenti superiori a 1.000 euro (pensare a somme più elevate significa lasciare di fatto tutto come è oggi) ai fini del riciclaggio e soglie più basse, a partire dai 300 euro, per l’obbligo del pagamento elettronico per prestazioni e servizi;

b) obbligo di tenere l’elenco clienti-fornitori, il vero strumento di trasparenza efficiente; 

c) descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento. 

3. Introduzione di una imposta ordinaria sui valori immobiliari di mercato, fortemente progressiva, con larghe esenzioni e che inglobi l’attuale imposta comunale unica sugli immobili, in modo di ricollocare l’Italia nella media e nella tradizione di tutti i maggiori paesi avanzati del mondo.

4. Un piano quinquennale di dismissioni di immobili pubblici in partenariato con gli enti locali (obiettivo minimo 25 miliardi di euro). 

5. Liberalizzazioni. Il Pd propone di realizzare immediatamente almeno una parte delle proposte di liberalizzazione che il partito ha già preparato e presentato: ordini professionali, farmaci, filiera petrolifera, RC auto, portabilità dei conti correnti, dei mutui e dei servizi bancari, separazione Snam rete gas, servizi pubblici locali. Il Pd è contro la privatizzazione forzata, ma non contro le gare e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Tutto questo si può fare immediatamente senza bisogno di riforme costituzionali.

6. Politiche industriali per la crescita. Il Pd propone di adottare subito misure concrete per alleggerire gli oneri sociali e un pacchetto di progetti per l’efficienza energetica, la tecnologia italiana e la ricerca, con particolare riferimento alle risorse potenziali e sollecitabili del Mezzogiorno. Sarebbe un errore imperdonabile intervenire sul controllo dei conti pubblici senza mettere in campo, sia pure limitatamente alle risorse disponibili, un pacchetto di stimoli alla crescita e per l’occupazione. In questo contesto rientra anche l’implementazione dei più recenti accordi tra le parti sociali senza intromissioni che ledano la loro autonomia.  

7. Pubblica amministrazione,  istituzioni e costi della politica. In Italia la riduzione della spesa deve riguardare non tanto sulla spesa sociale, ma l’area della Pubblica Amministrazione, le istituzioni politiche e i settori collegati. A Cominciare dal Parlamento: il primo passo è il dimezzamento del numero dei parlamentari. Il Pd ha presentato da tre anni proposte specifiche su questo punto. Su sollecitazione dei gruppi parlamentari del Pd la discussione su questi progetti è stata calendarizzata in 

Parlamento per settembre. Si agisca immediatamente. Da lì in giù, bisogna intervenire su Regioni, Province, Comuni con lo snellimento degli organi, l’accorpamento dei piccoli comuni, il dimezzamento o più delle province secondo l’emendamento presentato dal Pd e dall’Udc alla manovra di luglio o, in alternativa, riconducendole ad organi di secondo livello, accorpamento degli uffici periferici dello Stato, dimezzamento delle società pubbliche, centralizzazione e controllo stretto per l’acquisto di beni e servizi nella pubblica amministrazione. In più: la ripresa di un vero lavoro di spending review, interrotto dal governo Berlusconi, dal punto di vista di una politica industriale per la pubblica amministrazione. Il Pd ha proposte specifiche su ciascuno di questi punti. In particolare sui costi della politica il riferimento è il programma contenuto nell’ordine del giorno presentato due settimane or sono in Parlamento.  


La manovra economica che il paese si appresta ad applicare rappresenta un passaggio necessario, ma molto severo. Il Pd eserciterà tutta la propria responsabilità di partito nazionale e alternativo. Ma oggi non si può tacere che se il paese si trova più esposto di altri sul fronte della crisi questo si deve alla responsabilità politica del governo e della sua maggioranza. L’Italia è un grande paese. Ha risorse e capacità. Tre anni fa il debito pubblico era al 104 per cento del Pil, la spesa pubblica era meno forte, le banche non avevano investito somme ingenti nei derivati e nei prodotti finanziari più fragili. Sarebbe bastato non bruciare inutilmente le risorse disponibili, riconoscere la crisi ed avviare un pacchetto di interventi per sostenere la crescita. Per tre anni, pur di fronte agli avvertimenti, all’allarme e alle proposte dell’opposizione, il governo ha negato la crisi e non ha fatto irresponsabilmente nulla.

Il Partito Democratico, responsabile e alternativo, si carica oggi di questa sfida e si propone per offrire al paese un’alternativa credibile, più efficiente, più giusta, in modo che l’Italia possa voltare pagina e riprendere il suo cammino di crescita.

“Sulla base di questi primi ed altri elementi di proposta” dichiara il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani “dal 20 agosto in poi, una volta esaminato il testo presentato dal Consiglio dei ministri, ci rivolgeremo alle forze sociali e alle opposizioni per aprire un confronto volto a perfezionare una più compiuta proposta alternativa agli interventi del governo, a presentare gli emendamenti in Parlamento ed a sollecitare il sostegno dell’opinione pubblica per il cambiamento di una manovra depressiva, poco credibile e ingiusta”.