giovedì 23 giugno 2011

CON QUESTA DESTRA HA PRESO IL SOPRAVVENTO L’ITALIA PEGGIORE


Gli appalti del G8, la cricca, i regali di Anemone, dalle case al Colosseo ai frullatori. Le indagini su Verdini e la P3. Ora lo scandalo della cosiddetta P4. Il tutto condito con il riaffiorare in primo piano degli iscritti alla vecchia P2, i loro collegamenti con i servizi, l’attività di dossieraggio per colpire i nemici politici, i collegamenti per fare affari, imporre le persone e le carriere. L’arresto di Lele Mora, compagno di bagordi notturni e accusato di aver procurato giovani disponibili a Berlusconi.
Tutto qusto verminaio rappresenta anche plasticamente l’Italia peggiore che ha preso il sopravvento sotto l’ala protettrice del governo, del Pdl e della Lega.
E questo mentre cade la Borsa, l’Agenzia di Rating Moody’s mette sotto osservazione le grandi aziende pubbliche (Poste, Eni, Enel, Terna) e il debito delle Regioni e dei principali Comuni. L’Italia insomma sta affrontando un tornate difficile proprio alla vigilia delle decisioni che Tremonti deve annunciare sulla riduzione del Deficit (l’ormai nota manovra da almeno 40 miliardi di euro da realizzare per
il 2013-2014).
Di fronte a questo scenario il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il leader della Lega Nord Umberto Bossi hanno passato la notte a fare un accordo per stabilire che alcuni ministeri avranno una sede di rappresentanza al Nord (cosa che peraltro c’è già) e a discutere anche di come e quando sganciarsi dall’intervento Nato in Libia, ben sapendo che c’è già un impegno preso in Parlamento con l’Onu e una scadenza minima fissata a settembre.
Ovviamente non sanno cosa fare e che pesci pigliare.
Per fortuna che il Presidente Giorgio Napolitano richiama il governo alle proprie responsabilità.
La Lega è sull’orlo del Baratro
Dopo questi accordi notturni tra Lega e Pdl tutti si rendono conto che i leghisti a Pontida ci sono andati per niente. Tutti gli ultimatum sono immediatamente diventati dei penultimatum e la gente della Lega è stata bellamente presa in giro.
Bastava semplicemente guardare con attenzione ciò che è successo sul pratone di Pontida e che molte TV, non la Rai, hanno trasmesso in tutte le salse.
Un leader malandato, esausto, quasi privo di forze e del tutto a corto di argomenti, che appoggiandosi a malapena sugli altri oratori chiamati sul palco snocciola una serie di proposte alla rinfusa, roba trita e ritrita a cui lui stesso non sembra più credere. Ma davvero Bossi ritiene ancora, dopo venti e più anni e più in Parlamento, che la gente del Nord beva la storiella del taglio dei parlamentari e dei loro stipendi? O che il problema delle auto blu si risolva consigliando ai ministri di comprarsi una macchina? Che Tremonti taglierà le tasse solo perché lui lo chiede e l’altro non può dirgli di no?
Passi che a queste fandonie faccia finta di inchinarsi Bossi, ma come è possibile che il Ministro degli Interni Maroni si presti a giochi fuori dal tempo come l’inneggiare alla “padania libera” e assistere a chi grida alla “secessione” mentre si festeggiano i 150 anni della repubblica o tacere di fronte alla richiesta di porre fine alla guerra in Libia per fermare l’onda degli immigrati? Come può un Ministro degli interni non sapere che Berlusconi non ha il potere per far fronte alle sue richieste?
Ma sicuramente l’obiettivo principale era quello di mettere in cattiva luce il Presidente del Consiglio in Italia e sulla ribalta internazionale dove non passano inosservate queste messe in scena.
Non importa se ci va di mezzo l’intero paese: la Lega è sull’orlo del baratro e non gliene importa niente dell’Italia.
L’intervento del Presidente Napolitano è riuscito a mettere una toppa a tutti questi danni, ma sicuramente sarà insufficiente se la Lega insisterà per mettere con le “spalle al muro”  Berlusconi alla faccia dell’immagine dell’intero paese.

giovedì 16 giugno 2011

Un programma


UN PROGRAMMA, UN IMPEGNO PER ALBAREDO
CHE PARTE DAI RECENTI RISULTATI ELETTORALI
Amministrative e Referendum hanno dimostrato che esiste un paese nuovo.

Nel Paese c'è un'opinione pubblica che ha voltato le spalle a Berlusconi e a Bossi  nelle scelte di merito e di metodo, perché stanca di una "narrazione" posticcia e artefatta che non ha più alcun collegamento con la realtà e con i problemi della vita quotidiana di milioni e milioni di persone "normali".
La sanzione più nitida e clamorosa di questa rottura tra gli interessi privati del premier e l'interesse collettivo degli italiani sta nel responso a valanga nel quesito sul legittimo impedimento. Dopo tre anni di menzogne propagandistiche sulla "riforma della giustizia" (interpretata solo nella chiave della soluzione dei problemi giudiziari dell'uomo di Arcore) i cittadini hanno capito e hanno votato di conseguenza. Dicendo un no forte alla stagione delle leggi ad personam e un sì chiaro al principio costituzionale che esige tutti i cittadini uguali davanti alla legge. E' un esito non scontato, e forse il più sorprendente di questo appuntamento elettorale. Segna davvero la fine di un ciclo storico, che dura ormai da diciassette anni, e che ha visto il Cavaliere protagonista di un assedio violento alla magistratura, con l'unico obiettivo di difendersi dai suoi processi attraverso l'estinzione dei reati o la cancellazione delle pene per via legislativa. Il risultato referendario, anche sotto questo profilo, è una bella vittoria della democrazia, in tutti i suoi sensi e in tutte le sue forme. 
Ma insieme a questa politica dell'aggressione, dall'accoppiata amministrative-referendum esce a pezzi anche quell'ideologia post-politica sulla quale si è retta la destra italiana di questi anni. Progressiva demolizione di tutto ciò che è pubblico, sdoganamento del qualunquismo più becero, inaridimento delle radici della vita democratica, abdicazione delle istituzioni alla legge del più forte, criminalizzazione sistematica del dissenso. L'onda referendaria spazza via in un colpo solo questo armamentario culturale populista sul quale è stato costruito il patto Berlusconi-Bossi. Dietro la scena di cartapesta del Popolo della Libertà e della Padania liberata, dietro la demagogia degli spiriti animali del capitalismo e dei riti pagani nelle valli alpine e prealpine, dietro l'idea "rivoluzionaria" del cambiamento federalista e anti-statalista, l'asse Pdl-Lega non ha costruito niente. Niente miracoli, solo miraggi. Niente crescita, solo declino. Adesso è tardi, per qualunque contromossa e per qualunque recupero. Il Carroccio ha pagato fino in fondo il tributo alla lealtà personale del Senatur nei confronti del Cavaliere. E' solo questione di tempo e di modo. Ma il destino della coalizione è segnato, chiuso com'è dal vincolo esterno dell'Europa sui conti pubblici e dal vincolo interno ormai rappresentato dalla crisi della leadership berlusconiana.
Il premier ha perso prima il referendum virtuale, con le amministrative che lui stesso aveva trasformato in una drammatica e ultimativa ordalia su se medesimo. Ora ha perso anche il referendum reale, con una scelta astensionista disperata e insensata che ha sancito l'irrimediabile scollamento tra lui e la sua gente. Cos'altro deve accadere, perché Berlusconi tragga le conseguenze di questo fallimento? L'Italia non merita di pagare altri danni, alla volontà di sopravvivenza di un governo che non esiste più e che si tiene ormai solo sulla stampella instabile e impresentabile dei "Responsabili" di Romano e Scilipoti. Fa fede l'immagine di Calderoli, che come sempre parla il linguaggio ruvido del disincanto. Due "sberle" non fanno un ko. Ma sicuramente lo preparano. Prima avverrà, e meglio sarà per tutti

Questo il quadro che esce dalle tornate elettorali. Ora bisogna portare avanti tutte le esigenze e le aspettative che si sono evidenziate. Dobbiamo farlo anche intervenendo in prima persona.
In tutta Italia si sono formati comitati per i candidati sindaci e per sostenere i quesiti referendari: i risultati si sono visti.
Ora dobbiamo fare lo stesso nei nostri territori, nelle nostre città, nei nostri paesi.
Cominciamo fin d’ora a ragionare in chiave elettorale per i prossimi appuntamenti costruendo “comitati” che mirano fin d’ora alle prossime elezioni.
Facciamolo con chi ci sta, dentro il Partito Democratico, ma soprattutto fuori, tra i cittadini.
E’ questa la sfida che dobbiamo vincere.
Essere sempre tra i cittadini e non aver paura di scegliere i candidati Nazionali, Regionali, Provinciali e locali, come i Sindaci, attraverso le primarie libere e aperte.
Troviamo il coraggio di portare avanti queste richieste e questi compiti fino in fondo, perché ora ci viene richiesto il coraggio di continuare con spirito nuovo per affrontare la sfida del cambiamento.
Le elezioni amministrative e i referendum hanno dimostrato in maniera inequivocabile che, anche nelle nostre zone, una destra razzista e becera si può battere, anche e soprattutto restando fedeli a noi stessi, evitando di inseguire gli avversari sui loro deliranti e pericolosi proclami.
Puntiamo su programmi e contenuti, cerchiamo, invitiamo e raduniamo intorno a noi persone per bene, persone che siano in grado di rappresentare quell’Italia che puntiamo a realizzare.
Questo deve essere il nostro impegno se vogliamo arrivare a qualcosa di diverso e di migliore.
Catalizzare l’entusiasmo, raccogliere e valorizzare le risorse migliori, avvicinare la politica a chi ne è sempre rimasto fuori: questa è la chiave non solo per vincere le elezioni, ma anche per rinnovare clamorosamente questo paese.

martedì 14 giugno 2011

BERLUSCONI E BOSSI


BERLUSCONI E BOSSI, COMUNICARE BUGIE E, COME DICE THE ECONOMIST, FREGARE UN INTERO PAESE
(Maria Novello Oppo del 14/06/2011)

Leviamo un pensiero riconoscente al povero Silvio che, secondo
Bossi (e molti altri), ci ha dato una mano a vincere le amministrative
e poi a stravincere i referendum.
Ma siccome neanche in questa fausta occasione ci piace accodarci
al senatur, neghiamo che Berlusconi abbia perso la sua capacità di comunicare.
Non è vero niente: Berlusconi, parlandone come da vivo, ha sempre detto le stesse bugie, scemenze e volgarità che dice ora.
La differenza sta nel fatto che prima lo sgamavano solo quelli di sinistra, poi quelli del centro e ora lo hanno capito anche molti di destra.
E, checché ne dica Giuliano Ferrara, non c’è nessun cavaliere delle origini da resuscitare, perché lui è sempre lo stesso caimano che,
come ha scritto The Economist, ha fregato un intero paese.
Semmai,va aggiunto che Umberto Bossi non è certo da meno, essendosi addirittura inventato un Paese inesistente per fregarlo 

martedì 7 giugno 2011

NUOVE ALLEANZE PER L’ALTERNATIVA



Il risultato delle Amministrative ha rotto schemi politici che sembravano cristallizzati e ha proposto nuove prospettive all’Italia e al Partito Democratico, vero baricentro di Alleanze che si sono rivelate vincenti.
Parte dell’elettorato del centrodestra ha abbandonato Berlusconi e la Lega per le politiche fallimentari che hanno presentato e attuato.
Centrodestra e Lega sono stati abbandonati da elettori provenienti da tutti i settori, ma principalmente dai giovani e dalle donne che più di tutti stanno pagando la miope attività del governo.
Abbandonati anche dalle cosiddette “partite IVA” e dai lavoratori autonomi in generale, che hanno capito che stanno diventando i capri espiatori del leghismo e del berlusconismo, che mira egoisticamente a interessi personali concentrati sulla casta dei privilegiati, seguendo una via populista e personalistica.
Gli elettori si sono rivolti ai partiti che hanno presentato candidati che partivano dai problemi quotidiani delle persone, offrendo soluzioni plausibili.
In questo quadro sono risultati determinanti le nostre idee, i nostri programmi e i nostri sforzi, per individuare i veri problemi che hanno duramente colpito le famiglie e le imprese.
Il Partito Democratico ha mirato al superamento della crisi, attivandosi per il lavoro, lo studio, la crescita economica e morale dell’Italia.
  • E’ nostro dovere prepararci ad essere alternativi in qualsiasi parte d’Italia, nelle città capoluogo come nei comuni di provincia
  • E’ nostro dovere promuovere e proporci per alleanze possibili e utili a dare risposte di crescita ed equità
  • E’ nostro dovere lavorare per la ricostruzione della legalità e delle regole condivise
Gli elettori si sono ripresi la voglia e la volontà di scegliere liberamente perché hanno capito che con il sistema delle rappresentanze che il Partito Democratico ha messo in campo (le primarie soprattutto ma non solo) possono finalmente tornare a decidere e a far contare le proprie decisioni.
Gli elettori hanno capito che con la responsabilità personale possono essere decisivi per il ripristino della legalità, da cui può rinascere un nuovo modello di fare politica: quella dei partiti e della gente, che serve alla democrazia.
Il 12 e 13 giugno c’è l’appuntamento per i Referendum.
L’impegno è quello di portare la partecipazione al massimo livello per superare il quorum richiesto.
L’impegno è quello di far capire agli elettori che si ricomincia con quattro SI ai quesiti proposti.
Il nostro sforzo vale come scelta di vita, di militanza politica e di partecipazione attiva, ma vale soprattutto come scelta morale per il presente e per il futuro nostro e delle nuove generazioni.