Verso la Conferenza Nazionale dell’Università e della ricerca.
Prima giornata di studio.
Voglia di fare di più, impegno, passione e speranza. Questo è stato lo spirito che ha portato docenti, ricercatori e studenti, giovedì 14 Aprile, al Centro Congressi Roma Eventi Trevi a Roma.
E’ stato dato il via alla “prima giornata di studio” e discussione che porterà alla Conferenza Nazionale dell’Università e della Ricerca nel prossimo mese di Novembre.
I lavori della giornata sono stati introdotti e coordinati da Marco Meloni (Responsabile Nazionale Università e Ricerca del Pd) e Maria Chiara Carrozza (Presidente del Forum Nazionale Università, Ricerca e saperi).
Nella mattinata si è svolta una sessione plenaria, conclusasi con un breve intervento da parte del Segretario Nazionale Pierluigi Bersani, mentre nel pomeriggio si sono svolti i lavori di gruppo, chiusi dal vicesegretario del Pd Enrico Letta.
E’ stato portato avanti e riattivato un ampio confronto con il mondo universitario e con la società italiana, nel tentativo di mettere in campo un progetto, il più condiviso possibile, per dare un nuovo slancio all’Università e alla Ricerca Italiana.
I quattro gruppi di lavoro sono stati orientati a seguire i seguenti filoni:
· Il modello.
Funzione e obiettivi dell’Università, la didattica, il paradigma di sviluppo per l’Italia.
· Il governo.
Autonomia degli Atenei, attuazione della legge Gelmini, coesione del sistema.
· I Diritti.
Diritto allo studio e mobilità per gli studenti, qualità e merito nelle carriere dei docenti.
· Lo sviluppo.
L’Università per la ricerca, l’innovazione per la competitività e la crescita.
L’approvazione della legge Gelmini ha fatto molto discutere. Gli studenti a suo tempo hanno manifestato il loro dissenso a questa “riforma”, ma non solo, anche ricercatori, professori e cariche accademiche, hanno manifestato molte perplessità al riguardo.
In questa riforma mancano proprio i contenuti di base per migliorare e non si trova una risposta alle necessità attuali dell’Università, per gli studenti come per gli impiegati, sia per il mercato del lavoro che per lo sviluppo del Paese.
Fatta questa considerazione, comunque, il centrosinistra ha bisogno non solo di andare contro, ma di essere il più propositivo possibile.
In questa giornata tematica sono state più volte sottolineate strategie sbagliate messe in atto quando al governo non c’era il centrodestra.
Enrico Letta nel suo intervento ha affermato con convinzione quanto sia importante la questione-giovani, dicendo “qui sta il cuore di società che il Pd vuole proporre all’Italia”.
I problemi dei giovani, infatti, partono da qui, dal loro percorso formativo che aiuterà loro a trovare un lavoro e a costruirsi una vita.
E’ vero, gli studenti italiani sia prima che dopo aver compiuto i loro studi fuggono dall’Italia di più rispetto ad altri Paesi Europei, ed i nostri attuali Stati competitori non sono molto lontani, dovremo guardare con più attenzione a Francia e Germania.
Se i giovani, o più in generale gli studenti, andassero all’estero per fare esperienza sarebbe una gran cosa, ma il problema sta nel fatto che questi, una volta lasciato il Paese, non tornano. Questo crea un forte problema a livello del sistema che intercorre tra formazione, lavoro e casse dello Stato.
Altro punto di riflessione: l’Università ha perso il suo ruolo di ascensore sociale. Se poteva funzionare nella scorsa generazione, in questa proprio no. Chi può permetterselo riesce a studiare, chi non ha i soldi viene sempre più penalizzato. In un lasso di tempo molto breve sarà sempre più difficile coprire le tutte le domande per le borse di studio: il numero degli esclusi diverrà sempre maggiore per mancanza di fondi.
Il problema tocca anche alla struttura e alla gestione dell’Università. Bisognerà dare più o meno autonomia agli Atenei? I privati dovranno essere coinvolti? E se sì, secondo quali criteri?
Diversi sono i punti di vista sono emersi al riguardo all’interno del Partito Democratico, e metterli assieme non sarà cosa semplice. Sono interrogativi volti più a un progetto futuro, che dovranno essere affrontati per dimostrare lungimiranza.
Tagliare i fondi in modo trasversale è un segnale di disprezzo per chi lavora e studia all’interno dell’Università, ma anche un mancato investimento che lo Stato decide di fare per i giovani e il futuro. Su questo punto si concentra Bersani nel suo discorso, appoggiato nel pomeriggio da altre voci che segnalano una mancanza di impegno da parte del governo per mantenere una didattica permanente.
Persino il neoeletto rappresentante dei Rettori Italiani, Marco Mancini, alla sua prima uscita pubblica con questo incarico, interviene sottolineando quanto sia indispensabile investire di più sull’Università e sperando in una revisione delle percentuali di taglio sui fondi da destinare all’Università (che già dall’anno prossimo potrebbero diventare insostenibili).
Investire in cultura e istruzione dovrebbe essere visto non come un favore fatto ai fannulloni di Brunetta, che dovrebbero essere identificati secondo criteri mirati, ma come un incentivo per lo sviluppo del Paese.
E per adesso come possiamo operare nell’immediato? Grosso quesito che continua a ripresentarsi nel corso della giornata, soprattutto nel gruppo dedicato all’autonomia degli Atenei e all’attuazione della Legge Gelmini.
Nelle Commissioni Statuto che cominciano a riunirsi all’interno degli Atenei c’è chi segue la linea del “salviamo il salvabile”, chi è più conservatore e chi più innovativo. Meglio prendere una linea comune o lasciare libera scelta in ogni diversa realtà? Ognuno porta la sua personale esperienza e si raccolgono opinioni e idee.
Nonostante i molti interrogativi che stanno nell’attuazione della nuova riforma, il Partito Democratico porta avanti la sua visione per l’Italia e le sue proposte contenute nel fascicolo Università e Ricerca della scorsa Assemblea nazione svoltasi a Roma il 21 e 22 maggio 2010. Ora bisogna seriamente lavorare per un nuovo documento più esaustivo che uscirà dalla prossima Conferenza. Ora come mai, rimbocchiamoci le maniche.
Angela Murari