martedì 31 maggio 2011

Il vento cambia


GRAZIE
IL PARTITO DEMOCRATICO E’ IL PILASTRO SU CUI POGGIA QUESTA VITTORIA ELETTORALE.
ORA PENSIAMO ALL’ITALIA

E’ alla fine la storia dell’uomo solo al comando, dell’imperatore e dei suoi feudatari.
Il vento è cambiato in tutta Italia.
Anche al Nord il centrosinistra si impone quasi ovunque.
Ora è il momento di rivolgerci alla gente e di parlare dei suoi bisogni: lavoro, redditi, pensioni, ambiente, servizi, scuola.
Ora dobbiamo far valere la democrazia e i diritti sociali, perché il paese ha bisogno di qualcuno che se ne occupi.
Continuando con il richiamo di Bersani,  possiamo dire che questa speranza è un’esigenza fondamentale, che tutta l’Italia vuole uscire dall’ubriacatura e dall’arroganza di questi anni.
C’è voglia di un’Italia per bene, dove ognuno fa il suo lavoro con onestà e trasparenza.
L’abbiamo visto in questi giorni in tutte le piazze piene di giovani e di donne.

mercoledì 25 maggio 2011

L’ALTERNATIVA FA UN PASSO IN AVANTI


ENRICO LETTA, VICESEGRETARIO DEL PD:
L’ALTERNATIVA FA UN PASSO IN AVANTI
DA UNA INTERVISTA AL MESSAGGERO:

La trovata elettorale di spostare i Ministeri al Nord non solo non è una proposta seria ma rappresenta un ulteriore segnale del fallimento del federalismo della Lega e dimostra innanzitutto l`incapacità del centrodestra di cambiare rotta nella loro campagna elettorale, fatta di aggressività, di ossimori, di estremismo. 

Rappresenta un ulteriore tassello della crisi che si sta aprendo tra il populismo di destra e i moderati.
Non è un caso che la trovata leghista si sommi alla ridicola ipotesi di una
no-tax area milanese e alla dir poco scandalosa offerta di una sanatoria delle multe. La sanatoria è voto di scambio: è una tentazione di fuga nell’illegalità che non può non contrapporre la Moratti al rigore dei liberali e dei moderati». 

II federalismo non ha nulla a che vedere con lo spezzatino ministeriale.
Il federalismo si fonda su un diverso rapporto tra Stato centrale, Regioni e autonomie locali. Richiede Regioni e autonomie più forti, ma anche uno Stato forte. In realtà la Lega si avventa sui ministeri di Roma perché il suo federalismo sta fallendo, perché con la Lega al governo Regioni e Comuni sono più poveri

L`amministrazione centrale va resa più efficiente e meno costosa, ma la ricetta leghista va in senso esattamente contrario.
Un’ottima intuizione di Romano Prodi affidò a Milano l`Agenzia per l`innovazione, anche per irrobustire e incoraggiare la preparazione dell`Expo.
Però, il governo di centrodestra ha impedito il decollo dell`Agenzia. 

Il centrodestra poteva evitare di caricare fino a questo punto il voto amministrativo. Ma è stato Berlusconi, non il centrosinistra, a usare toni da ultima spiaggia, candidandosi e drammatizzando il voto. Gli elettori avrebbe potuto bocciare Letizia Moratti anche solo perché giudicavano insufficiente la sua opera di sindaco. Ora invece è il giudizio sul governo nazionale che prevale. E una loro seconda sconfitta ai ballottaggi rischia di abbattersi come un cataclisma sui fragili equilibri d i una maggioranza da tempo paralizzata». 

La Lega non è più quella del`94. È un partito di potere, che non rinuncerà facilmente al governo. Ma, proprio perché vuole restare al governo con il Pdl, e in caso di sconfitta avrà la prova che Berlusconi non è più vincente, proverà a cambiare il premier. Il rischio per Berlusconi è un nuovo 25 luglio. Non so se Tremonti abbia la voglia e il coraggio per prendere il timone. Di sicuro il Cavaliere cercherà di a resistere e questa lotta interna potrebbe avere l`effetto delle sabbie mobili per l`esecutivo nazionale. 


Nel frattempo l`alternativa tra le altre forze politiche sta facendo un passo avanti molto importante alle amministrative. Ora le condizioni di un patto tra i progressisti e i moderati sono più solide: proprio la scelta del Terzo Polo di non sostenere la Moratti e Lettieri al ballottaggio è lo spartiacque di questa stagione politica. Non era affatto scontata. Anzi, si temevano opzioni diverse, visto che l`Udc governa con il Pdl la Regione Campania e che c`è ancora un assessore centrista nella giunta uscente della Moratti.
Ora tocca al Pd proseguire nella sua azione unitaria». 
Il Pd non ha mai rinunciato un solo momento a indicare nell`unità delle forze della ricostruzione la prospettiva necessaria per risollevare l`Italia dalla crisi e aprire una fase di sviluppo. Non ha mai cambiato il suo messaggio, anche dove si sta impegnando, ad esempio a Napoli, a sostegno di un candidato di centrosinistra che non proviene dalle sue file. L`Italia ha bisogno di aprire la strada ad un futuro diverso, come richiesto da Standard & Poor`s e prima ancora dal Fondo monetario e dall`Ocse. Non ha senso nascondere la realtà, come fa Berlusconi. Non bastano i tagli di Tremonti. Bisogna tornare a crescere e questo è possibile solo con le riforme che il centrodestra non può garantire.

lunedì 23 maggio 2011


Per Confindustria: in Italia, ripresa anemica
ristagnano Pil e produzione industriale
Duro giudizio del centro studi di viale dell'Astronomia. A livello globale la ripresa è "solida anche se meno rapida", ma in Italia "gli indicatori confermano i segnali di stagnazione: difficile andare oltre l'1% di crescita nel 2011"

IL MONDO E’ IN RIPRESA MA L’ITALIA STENTA E CONTINUA A DELUDERE.
Il mondo è ripartito e negli USA con una robusta ripresa si stanno creando nuovi posti di lavoro; Francia e Germania stanno trascinando l’Europa. L’Italia tuttavia rimane il fanalino di coda e Confindustria ribadisce la preoccupazione per la crescita troppo lenta in questa delicata fase di uscita da una lunga crisi economica.
"La ripresa in Italia resta anemica - sottolinea l'analisi di Confindustria - . Il Pil nel primo trimestre è aumentato dello 0,1% sul quarto 2010 (contro l'1,5% tedesco e lo 0,8% dell'Eurozona), con la produzione industriale rimasta ferma (-0,1%). Cresciuta in media dello 0,1% mensile da luglio 2010, in aprile è aumentata dello 0,2% su marzo (stime Csc); nel secondo 2011 l'acquisito è del l'1%".
Con il dato del primo trimestre sarà molto difficile arrivare ad una crescita dell’1% su base annua e già con questo risultato ci troviamo sotto le stime del governo che in aprile nel Def aveva stimato la crescita all’1,1%.
Non è ottimista la situazione che ci aspetta e non è ottimista il quadro tracciato dal Centro Studi di Confindustria. Inoltre i consumi sono resi cauti dal timore di disoccupazione, per la diminuita fiducia dei consumatori a causa delle accresciute incertezze del contesto economico che incidono sui bilanci individuali e delle famiglie.
La Cassa Integrazione poi ha smesso di diminuire e gli investimenti sono scoraggiati dai bassi margini di profitto.

IN QUESTO CONTESTO IL GOVERNO DEL PDL E DELLA LEGA, IMBECCATO DA TREMONTI, CONTINUA A PREDICARE CHE LE COSE VANNO BENE E CHE I CONTI SONO IN ORDINE. PECCATO CHE A DISTANZA DI UN SOLO MESE LE PREVISIONI CHE HANNO INDICATO NEL “DEF” (DOCUMENTO ECONOMICO FINANZIARIO) SI DIMOSTRINO GIA’ SBAGLIATE.

Intanto secondo un rapporto ISTAT

Un italiano su 4 sperimenta la povertà
«Giovani e donne pagano la crisi»

IL RAPPORTO ISTAT
Un italiano su 4 sperimenta la povertà
«Giovani e donne pagano la crisi»
Allarme per la condizione femminile:«insostenibile» il carico di cura. Mezzo milione disoccupati in più under 30
Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) «sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale».
  • PIL, ITALIA FANALINO CODA
  • DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: OLTRE MEZZO MILIONE (501.000) DI GIOVANI OCCUPATI IN MENO NELLA FASCIA TRA I 15 E I 29 ANNI
  • SCUOLA, 18,8%  GLI ABBANDONI SCOLASTICI PREMATURI
  • DONNE -Sconfortante anche il quadro sulla condizione femminile. Peggiora la qualità del lavoro e la disparità salariale rispetto ai colleghi uomini è del 20%. Ben 800.000 donne, con l'arrivo di un figlio, sono state costrette a lasciare il lavoro, perché licenziate o messe nelle condizioni di doversi dimettere.
  • FAMIGLIE, RISPARMIO AI MINIMI DEGLI ULTIMI VENT'ANNI

E CONTEMPORANEAMENTE LE AGENZIE DI RATING DECLASSANO ANCORA L’ITALIA DOPO CHE IL DEBITO PUBBLICO, NEI TRE ANNI DEL GOVERNO BERLUSCONI, E’ ARRIVATO AL 120 PER CENTO DEL PIL (PRODI LO AVEVA LASCIATO AL 104 PER CENTO).
DOPO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE ARRIVERA’ LA STANGATA DEL GOVERNO.

mercoledì 18 maggio 2011

LA LEGA PERDE VOTI A MILANO E IN TUTTO IL NORD E LA COALIZIONE DI DESTRA E’ IN PERICOLO


A Milano, nella capitale della Padania, la Lega perde quasi 5 punti percentuali rispetto alle Regionali del 2010. Per la verità perde in tutte le città del Nord, anche quelle che ha sempre ritenuto storiche.
Perde perché incapace di essere una forza propositiva, perché va al traino di Berlusconi senza possibilità di elaborazioni autonome.
Il carroccio ha assecondato l’etica relativa del Cavaliere anche perché ne condivide il retroterra culturale. Anche per questo ha ottenuto un risultato deludente a Milano e un po’ ovunque.

Milano è il cuore dell'alleanza tra la Lega e la destra. E Bossi oggi deve prendere atto che quell'alleanza non paga, al di là delle auto blu che portano i leghisti a Roma a tenere il sacco berlusconiano delle leggi ad personam, a dire in Parlamento sì alla menzogna spaventata del Premier su Ruby nipote di Mubarak, a tradire la fiducia nella legalità della base padana, a reggere una politica ideologica sull'immigrazione con un Premier che ha cambiato cinque volte posizione sulla "primavera" dei Paesi arabi: entrando nei vertici internazionali con una posizione per uscirne con la posizione opposta, senza nemmeno aver consultato la Lega.

Il partito del federalismo, quello de doveva garantire meno tasse e più servizi si è ridotto a fare tutto il contrario. E’ alla mercé di Berlusconi senza via d’uscita e ritorna ad essere quel partito altanelante (passa dal 10% al 3% negli anni novanta, riacquista quota nel 2008 e arriva al 12% nel 2010 e ritorna al 9% nel 2011) che gli elettori usano per protesta per poi abbandonare quando non serve.

Per Bossi e i suoi il consenso è sempre stato molto fluttuante: sale e scende sulla spinta degli elettori “infedeli” che li scelgono e li usano a seconda dei momenti.
Per rivendicare o protestare.

La Lega ha perso la sua autonomia ed oggi è “reclutata” dal berlusconismo. Non riesce più nemmeno ad essere estremista perché questo spazio è stato occupato da Berlusconi, da La Russa e dalla stessa Moratti.

In quest’ottica rimane inattuabile anche un dialogo tra Bossi e Berlusconi che, rimasti senza parole, per ora infatti non parlano. E parlasi tra loro, in futuro, sarà sempre più difficile.

martedì 17 maggio 2011

Amministrative 2011


AMMINISTRATIVE 2011: FINALMENTE UN’ALTRA ITALIA

BISOGNA COGLIERE LA SFIDA DEL VENTO DEL NORD
GLI SFORZI E IL DURO LAVORO DEL PARTITO DEMOCRATICO PER FORMARE IL PROGRAMMA PER LA RISCOSSA DEL PAESE ALLA FINE PAGANO.
IL PD DI OGGI E’ IL PILASTRO DELL’ALTERNATIVA CREDIBILE.

La fortuna è sempre al fianco di coloro che hanno lavorato duramente senza mai demoralizzarsi. I risultati di questa prima tornata elettorale arrivano alla fine di un lungo percorso di lavoro per preparare il programma per l’alternativa da parte del Pd; arrivano alla fine di un lungo percorso di battaglie quotidiane, di iniziative in piazza organizzate da migliaia di militanti, di riflessioni e di tenuta sulla linea che il Partito democratico si è data ed ha confermato ad ogni riunione della direzione, ad ogni assemblea dei circoli, ad ogni riunione dell’assemblea nazionale, ad ogni manifestazione.
Come dice il segretario Bersani il Pd è troppo giovane per aver risolto proprio tutti i suoi problemi e deve migliorare, ma è troppo vecchio per essere un esperimento che non funziona. Al contrario: come dimostra questo voto, e come dimostra la mobilitazione del partito e l’impegno di migliaia di militanti che hanno messo il loro lavoro per raggiungere questi risultati, l’esperimento funzione. Eccome se funzione.

Il Pd di oggi è il pilastro di ogni alternativa credibile. E mantiene al centro la barra della propria linea politica generale, nata dall’analisi della situazione reale: i problemi dell’Italia, lasciati a se stessi nell’ultimo decennio dominato per larga parte dalla destra, stanno venendo al pettine.

“Tutti noi siamo di fronte ad un tornante storico. Dobbiamo affrontarlo con la consapevolezza che i ritardi del paese, la sua crisi profonda, sono il frutto del decennio che abbiamo alle spalle e delle scelte sbagliate compiute sotto il segno del berlusconismo. Per rimontare non basterà un giorno, un mese e nemmeno un anno” ha scritto Bersani.
Per questo il Pd ha messo a punto un progetto di governo che si basa su due pilastri:
  • una riforma repubblicana per rilanciare e irrobustire la democrazia costituzionale per la riscossa dell’Italia in economia, per il lavoro, per la vita civile
  • e un progetto da offrire al paese,alle forze sociali, alle forze politiche del centrosinistra e poi a quelle moderate, purché saldamente rispettose dei principi costituzionali, per superare il berlusconismo.
Non un’alleanza “politicista” per conquistare un posto. Ma un lavoro per la riscossa del paese.

Pdl e Lega si rinfacciano la sconfitta. Saranno ancora alleati.
 Ma la Lega paga il sostegno alle leggi vergogna e l’attacco ai magistrati.
La Lega pensava di stravincere e invece ha perso voti. Ha perso in 14 città capoluogo su 15. E soprattutto sa bene che perdere Milano e non essere più il dominus del Nord gli toglierà la leva che contava di usare per entrare nelle stanze dei bottoni delle grandi banche attraverso le fondazioni legate al territorio.
Anche nel Veneto ha perso molto e con i voti sta perdendo sempre più credibilità.
E’ arrivato il momento di reagire ancora con più determinazione perché la costruzione dell’alternativa si alimenta pure con la nostra capacità di ridimensionare la Lega anche ad Albaredo.

mercoledì 11 maggio 2011

IDEE E CONTRIBUTI PER LA CONFERENZA NAZIONALE SUL LAVORO


CIRCOLO PD DI ALBAREDO / COORDINAMENTO PD DI ZONA
Incontro a S. Bonifacio presso Villanova (lato Abbazia)
Giovedì 12 maggio ore 20.45
con la partecipazione di ROBERTO FASOLI, consigliere regionale PD:
idee e contributi per la
 Conferenza Nazionale sul Lavoro

Il Circolo del Partito Democratico di Albaredo invita gli iscritti e i simpatizzanti all’incontro di S. Bonifacio per giovedì 12 maggio per trovare un punto di incontro/dibattito con gli iscritti e i simpatizzanti dei circoli che fanno parte del nostro coordinamento di zona in preparazione dei lavori che si stanno sviluppando su questi temi a livello nazionale.

Il Partito Democratico terrà in giugno a Genova la Conferenza Nazionale sul Lavoro per ribadirne l’importanza e la centralità per il paese e per i lavoratori: donne e giovani in particolare.
Il lavoro è il motore della crescita e per il nostro partito rappresenta una sfida da vincere per creare le condizioni per uno sviluppo adeguato ad affrontare e a superare la crisi economica.
Siamo in piena emergenza lavoro, grave al nord ed ancora più pesante al sud, che colpisce tutte le categorie senza distinzione.
“Dal governo nessuna risposta sullo sviluppo, nessuna risposta in questa direzione nei documenti di programmazione economica che non presentano soluzioni alle esigenze di ridimensionamento della spesa pubblica con la necessità di incentivare la crescita.
Niente per i giovani e le donne in cerca di occupazione, niente per gli insegnanti, ma niente nemmeno per la ricerca di tutele per le “cosidette” partite Iva (finte o no) e per i giovani professionisti abbandonati a se stessi.
Niente a tutela dei precari e/o per eliminare gli abusi sui contratti a scadenza”.
Dobbiamo invece individuare strumenti di sostegno e di incentivazione alla stabilizzazione del lavoro con interventi economici diretti, interventi fiscali e creditizi.
Individuare strumenti che pongano limitazioni ai contratti a tempo per la loro trasformazione in rapporti continuativi, regolamentare gli “ stages” e la loro durata e introdurre per questi e per i tirocini salari  minimi.
La stessa attenzione vale per i commercianti, professionisti e lavoratori autonomi per i quali è d’obbligo trovare misure fiscali e/o contributive per sostenerne le attività.
Occorre fare del lavoro uno dei temi fondamentali della nostra politica per il nostro paese, per la crescita economica e per la formazione sociale.
Sono questi i temi sui quali vogliamo confrontarci perché a partire dal territorio si può arrivare a individuare con maggior precisione ed efficacia gli elementi predominanti per le necessità dei cittadini e dal territorio può partire l’individuazione delle risorse necessarie a sostenere le esigenze che emergono per le famiglie e le comunità.

Circolo di Albaredo D’Adige

venerdì 6 maggio 2011

Verso la Conferenza Nazionale dell’Università e della Ricerca


Verso la Conferenza Nazionale dell’Università e della ricerca.
Prima giornata di studio.



Voglia di fare di più, impegno, passione e speranza. Questo è stato lo spirito che ha portato docenti, ricercatori e studenti, giovedì 14 Aprile, al Centro Congressi Roma Eventi Trevi a Roma.
E’ stato dato il via alla “prima giornata di studio” e discussione che porterà alla Conferenza Nazionale dell’Università e della Ricerca nel prossimo mese di Novembre.
I lavori della giornata sono stati introdotti e coordinati da Marco Meloni (Responsabile Nazionale Università e Ricerca del Pd) e Maria Chiara Carrozza (Presidente del Forum Nazionale Università, Ricerca e saperi).
Nella mattinata si è svolta una sessione plenaria, conclusasi con un breve intervento da parte del Segretario Nazionale Pierluigi Bersani, mentre nel pomeriggio si sono svolti i lavori di gruppo, chiusi dal vicesegretario del Pd Enrico Letta.
E’ stato portato avanti e riattivato un ampio confronto con il mondo universitario e con la società italiana, nel tentativo di mettere in campo un progetto, il più condiviso possibile, per dare un nuovo slancio all’Università e alla Ricerca Italiana.

I quattro gruppi di lavoro sono stati orientati a seguire i seguenti filoni:
·      Il modello.
Funzione e obiettivi dell’Università, la didattica, il paradigma di sviluppo per l’Italia.
·      Il governo.
Autonomia degli Atenei, attuazione della legge Gelmini, coesione del sistema.
·      I Diritti.
Diritto allo studio e mobilità per gli studenti, qualità e merito nelle carriere dei docenti.
·      Lo sviluppo.
L’Università per la ricerca, l’innovazione per la competitività e la crescita.

L’approvazione della legge Gelmini ha fatto molto discutere. Gli studenti a suo tempo hanno manifestato il loro dissenso a questa “riforma”, ma non solo, anche ricercatori, professori e cariche accademiche, hanno manifestato molte perplessità al riguardo.
In questa riforma mancano proprio i contenuti di base per migliorare e non si trova una risposta alle necessità attuali dell’Università, per gli studenti come per gli impiegati, sia per il mercato del lavoro che per lo sviluppo del Paese.
Fatta questa considerazione, comunque, il centrosinistra ha bisogno non solo di andare contro, ma di essere il più propositivo possibile.
In questa giornata tematica sono state più volte sottolineate strategie sbagliate messe in atto quando al governo non c’era il centrodestra.
Enrico Letta nel suo intervento ha affermato con convinzione quanto sia importante la questione-giovani, dicendo “qui sta il cuore di società che il Pd vuole proporre all’Italia”.
I problemi dei giovani, infatti, partono da qui, dal loro percorso formativo che aiuterà loro a trovare un lavoro e a costruirsi una vita.
E’ vero, gli studenti italiani sia prima che dopo aver compiuto i loro studi fuggono dall’Italia di più rispetto ad altri Paesi Europei, ed i nostri attuali Stati competitori non sono molto lontani, dovremo guardare con più attenzione a Francia e Germania.
Se i giovani, o più in generale gli studenti, andassero all’estero per fare esperienza sarebbe una gran cosa, ma il problema sta nel fatto che questi, una volta lasciato il Paese, non tornano. Questo crea  un forte problema a livello del sistema che intercorre tra formazione, lavoro e casse dello Stato.
Altro punto di riflessione: l’Università ha perso il suo ruolo di ascensore sociale. Se poteva funzionare nella scorsa generazione, in questa proprio no. Chi può permetterselo riesce a studiare, chi non ha i soldi viene sempre più penalizzato. In un lasso di tempo molto breve sarà sempre più difficile coprire le tutte le domande per le borse di studio: il numero degli esclusi diverrà sempre maggiore per mancanza di fondi.
Il problema tocca anche alla struttura e alla gestione dell’Università. Bisognerà dare più o meno autonomia agli Atenei? I privati dovranno essere coinvolti? E se sì, secondo quali criteri?
Diversi sono i punti di vista sono emersi al riguardo all’interno del Partito Democratico, e metterli assieme non sarà cosa semplice. Sono interrogativi volti più a un progetto futuro, che dovranno essere affrontati per dimostrare lungimiranza.
Tagliare i fondi in modo trasversale è un segnale di disprezzo per chi lavora e studia all’interno dell’Università, ma anche un mancato investimento che lo Stato decide di fare per i giovani e il futuro.  Su questo punto si concentra Bersani nel suo discorso, appoggiato nel pomeriggio da altre voci che segnalano una mancanza di impegno da parte del governo per mantenere una didattica permanente.
Persino il neoeletto rappresentante dei Rettori Italiani, Marco Mancini, alla sua prima uscita pubblica con questo incarico, interviene sottolineando quanto sia indispensabile investire di più sull’Università e sperando in una revisione delle percentuali di taglio sui fondi da destinare all’Università (che già dall’anno prossimo potrebbero diventare insostenibili).
Investire in cultura e istruzione dovrebbe essere visto non come un favore fatto ai fannulloni di Brunetta, che dovrebbero essere identificati secondo criteri mirati, ma come un incentivo per lo sviluppo del Paese.
E per adesso come possiamo operare nell’immediato? Grosso quesito che continua a ripresentarsi nel corso della giornata, soprattutto nel gruppo dedicato all’autonomia degli Atenei e all’attuazione della Legge Gelmini.
Nelle Commissioni Statuto che cominciano a riunirsi all’interno degli Atenei c’è chi segue la linea del “salviamo il salvabile”, chi è più conservatore e chi più innovativo. Meglio prendere una linea comune o lasciare libera scelta in ogni diversa realtà? Ognuno porta la sua personale esperienza e si raccolgono opinioni e idee.
Nonostante i molti interrogativi che stanno nell’attuazione della nuova riforma, il Partito Democratico porta avanti la sua visione per l’Italia e le sue proposte contenute nel fascicolo Università e Ricerca della scorsa Assemblea nazione svoltasi a Roma il 21 e 22 maggio 2010. Ora bisogna seriamente lavorare per un nuovo documento più esaustivo che uscirà dalla prossima Conferenza. Ora come mai, rimbocchiamoci le maniche.

Angela Murari

PER IL PARTITO DEMOCRATICO BISOGNA RIMETTERE AL CENTRO LA POLITICA PER LA CRESCITA E PER IL LAVORO


“Il PD vuole essere il partito del lavoro”. Così afferma Pier Luigi Bersani rivolgendosi a “chi il lavoro ce l’ha, ma ha paura di perderlo, a chi non ce l’ha e lo cerca, ma anche a coloro che nemmeno lo cercano più”. In Italia, sostiene Bersani, c’è troppo poco lavoro, troppo poco lavoro per le donne, troppo poco lavoro per i giovani: “solo uno su cinque è occupato. E quasi sempre lo è con un contratto precario”. Bisogna lottare contro la precarietà: “Il lavoro precario deve costare di più di quello stabile, c’è bisogno di un salario minimo per chi non è coperto dal contratto nazionale; servono investimenti pubblici per dare un po’ di lavoro”. Dunque, più crescita, una politica economica diversa, e una politica industriale. “Noi vogliamo essere il partito del lavoro e rimettere al centro dell’attenzione questo problema”.

Il lavoro deve essere rimesso al centro dell’agenda politica. L’occupazione, e in modo particolare quella giovanile e femminile, è l’assoluta priorità del paese. Anche oggi l’Istat ci ricorda i quasi 600.000 posti di lavoro perso dall’inizio della crisi ai quali si aggiungono i circa 400.000 lavoratori e lavoratrici in Cassa Integrazione. Circa 1.000.000 di occupati in meno.

 Serve un piano per disincentivare il ricorso al lavoro precario attraverso l’allineamento dei costi con il lavoro stabile, serve introdurre un salario minimo per i lavoratori esclusi dal contratto nazionale.
E serve, soprattutto, aprire una stagione di riforme e di crescita, condizione indispensabile per una ripresa occupazionale, oltre che per il risanamento dei conti pubblici.
Il tempo dell’attendismo e della propaganda è finito.
Il futuro dei lavoratori, in particolare delle generazioni più giovani, è il futuro dell’Italia.
Soltanto così si celebra davvero la festa del lavoro.