ENRICO LETTA, VICESEGRETARIO DEL PD:
L’ALTERNATIVA FA UN PASSO IN AVANTI
DA UNA INTERVISTA AL MESSAGGERO:
La trovata elettorale di spostare i Ministeri al Nord non solo non è una proposta seria ma rappresenta un ulteriore segnale del fallimento del federalismo della Lega e dimostra innanzitutto l`incapacità del centrodestra di cambiare rotta nella loro campagna elettorale, fatta di aggressività, di ossimori, di estremismo.
Rappresenta un ulteriore tassello della crisi che si sta aprendo tra il populismo di destra e i moderati.
Non è un caso che la trovata leghista si sommi alla ridicola ipotesi di una
no-tax area milanese e alla dir poco scandalosa offerta di una sanatoria delle multe. La sanatoria è voto di scambio: è una tentazione di fuga nell’illegalità che non può non contrapporre la Moratti al rigore dei liberali e dei moderati».
II federalismo non ha nulla a che vedere con lo spezzatino ministeriale.
Il federalismo si fonda su un diverso rapporto tra Stato centrale, Regioni e autonomie locali. Richiede Regioni e autonomie più forti, ma anche uno Stato forte. In realtà la Lega si avventa sui ministeri di Roma perché il suo federalismo sta fallendo, perché con la Lega al governo Regioni e Comuni sono più poveri.
L`amministrazione centrale va resa più efficiente e meno costosa, ma la ricetta leghista va in senso esattamente contrario.
Un’ottima intuizione di Romano Prodi affidò a Milano l`Agenzia per l`innovazione, anche per irrobustire e incoraggiare la preparazione dell`Expo.
Però, il governo di centrodestra ha impedito il decollo dell`Agenzia.
Il centrodestra poteva evitare di caricare fino a questo punto il voto amministrativo. Ma è stato Berlusconi, non il centrosinistra, a usare toni da ultima spiaggia, candidandosi e drammatizzando il voto. Gli elettori avrebbe potuto bocciare Letizia Moratti anche solo perché giudicavano insufficiente la sua opera di sindaco. Ora invece è il giudizio sul governo nazionale che prevale. E una loro seconda sconfitta ai ballottaggi rischia di abbattersi come un cataclisma sui fragili equilibri d i una maggioranza da tempo paralizzata».
La Lega non è più quella del`94. È un partito di potere, che non rinuncerà facilmente al governo. Ma, proprio perché vuole restare al governo con il Pdl, e in caso di sconfitta avrà la prova che Berlusconi non è più vincente, proverà a cambiare il premier. Il rischio per Berlusconi è un nuovo 25 luglio. Non so se Tremonti abbia la voglia e il coraggio per prendere il timone. Di sicuro il Cavaliere cercherà di a resistere e questa lotta interna potrebbe avere l`effetto delle sabbie mobili per l`esecutivo nazionale.
Nel frattempo l`alternativa tra le altre forze politiche sta facendo un passo avanti molto importante alle amministrative. Ora le condizioni di un patto tra i progressisti e i moderati sono più solide: proprio la scelta del Terzo Polo di non sostenere la Moratti e Lettieri al ballottaggio è lo spartiacque di questa stagione politica. Non era affatto scontata. Anzi, si temevano opzioni diverse, visto che l`Udc governa con il Pdl la Regione Campania e che c`è ancora un assessore centrista nella giunta uscente della Moratti.
Ora tocca al Pd proseguire nella sua azione unitaria».
Il Pd non ha mai rinunciato un solo momento a indicare nell`unità delle forze della ricostruzione la prospettiva necessaria per risollevare l`Italia dalla crisi e aprire una fase di sviluppo. Non ha mai cambiato il suo messaggio, anche dove si sta impegnando, ad esempio a Napoli, a sostegno di un candidato di centrosinistra che non proviene dalle sue file. L`Italia ha bisogno di aprire la strada ad un futuro diverso, come richiesto da Standard & Poor`s e prima ancora dal Fondo monetario e dall`Ocse. Non ha senso nascondere la realtà, come fa Berlusconi. Non bastano i tagli di Tremonti. Bisogna tornare a crescere e questo è possibile solo con le riforme che il centrodestra non può garantire.
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