Con l’approvazione del processo breve alla Camera si celebra la morte della giustizia.
Mai un governo italiano è arrivato a tanto affronto verso il Paese, mai gli italiani si sono sentiti tanto offesi e indignati.
Ora il problema passa al Senato e intanto i parlamentari che hanno cambiato sponda presentano a Berlusconi la lista per l’incasso delle cariche di governo.
Il momento è grave, la crisi si aggrava e il PDL per confondere le acque e distogliere l’opinione pubblica dai problemi dell’Italia offre alla stampa internazionale una bufala come l’idea che Berlusconi non si presenterà alle prossime elezioni indicando come suo successore Alfano.
Tremonti intanto fa passare di nascosto il Def e il Pnr, cioè il quadro programmatico per il bilancio dello Stato e il progetto di riforme da presentare all’Europa per sostenere la crescita dell’economia in Italia. Tremonti dice pure che la finanza pubblica italiana va bene così, che non c’è bisogno di alcun intervento, prevedendo una crescita dell’1,1 per cento (più bassa di quanto già previsto dal suo governo) e sostanzialmente rinviando all’estate eventuali correzioni. Quanto alle riforme, ha ripresentato le solite promesse, annunciando straordinari traguardi per la riforma fiscale alla fine della legislatura. Tutte le cose virtuose, secondo il governo, accadranno dal 2014: scenderà il deficit, calerà il debito ….
Tutto dopo la fine della legislatura. Come dire: le cose serie le farà qualcun altro.
Ma stavolta, a segnalare che la crisi morde sul serio, anche Confindustria non ci sta e Marcegaglia dichiara che vuole vedere i provvedimenti e che le parole non bastano.
In questo contesto il Partito Democratico si differenzia da un governo che paralizza il Parlamento pur di garantire uno scudo giudiziario al premier presentendosi come “un partito momentaneamente all’opposizione” con le ricette per affrontare i problemi del paese.
Bersani infatti ha presentato il piano nazionale per le riforme messo a punto dal PD nel corso di tre assemblee nazionale e con la collaborazione di numerosi centri di ricerca e di economisti.
Un piano basato su riforme vere, da varare subito per rilanciare la crescita e l’occupazione soprattutto giovanile e femminile.
La convinzione del PD è che senza un pacchetto serio di riforme molto forti l’Italia non avrà la possibilità di crescere di più e che, senza crescita, anche l’andamento dei conti pubblici continuerà a peggiorare, costringendo il paese a una manovra dietro l’altra di tagli dolorosi.
Il piano è già stato illustrato alle forze sociali e all’Ue e si contrappone a un progetto del governo che Bersani e Fassino hanno definito in conferenza stampa “aria fritta”, un “pacco” da mandare a Bruxelles fatto di titoli non incisivi e senza prospettive a lungo periodo.
O si fa una cura con riforme serie e tra 6 mesi ci ritroviamo al punto di partenza.
Intanto la Lega, colpita dall’incapacità dei propri uomini al governo di gestire l’emergenza profughi, cerca di imbonire la propria base con parole irresponsabili pronunciate da Castelli e da Speroni che evocano solo spari.
Maroni parla addirittura di far saltare il patto di Schengen.
Le ripercussioni di questa incapacità e di questa irresponsabilità le pagheranno tutti gli italiani perché l’Unione Europea è attenta e non perdona chi minaccia di lasciarla.