giovedì 28 aprile 2011

Centrosinistra avanti, lavoro e sviluppo le priorità


Il Sole 24 ore pubblica i risultati di un sondaggio:
 centrosinistra al 44,1%, centrodestra al 41,2%

Il Sole 24 ore pubblica (26 aprile 2011)  una tabella sulle intenzioni di voto degli italiani. 
La coalizione PD, IDV, SEL risulta prima nelle scelte degli elettori con il 44,1% dei voti contro il 41,2% di Pdl e Lega. Il Pd raggiunge il 27,8% delle intenzioni di voto.
Il sondaggio è realizzato dal Cise, il Centro di studi elettorali della Luiss.

Dall'indagine del quotidiano emerge che c'è una grande questione nel Paese che è al centro delle preoccupazioni degli italiani: è la crescita economica. E soprattutto una crescita che sia in grado di generare occupazione. Se c'era bisogno di una conferma, eccola.  Al primo posto della classifica dei problemi «più urgenti che un governo deve affrontare oggi in Italia» svetta di gran lunga il «lavoro». Al secondo, poi, lo sviluppo economico precede tutte le altre questioni. Immigrazione compresa, che pure in queste ultime settimane è stata al centro dei riflettori su tutti i media.
È un dato tanto più significativo se si considera lo smarrimento dell'opinione pubblica che emerge in altre parti del sondaggio. Con la ormai consueta indecisione nelle preferenze partitiche e la disillusione verso le forze di governo.

mercoledì 27 aprile 2011

C’È UN LIMITE A TUTTO E SAREBBE ORA CHE LA DECENZA TORNASSE DI ATTUALITÀ:


Libia e immigrati, l'ira di Bossi : "Silvio la smetta di prenderci in giro"


Il Senatùr furioso per i risultati del vertice Berlusconi-Sarkozy dichiara: "ormai siamo una colonia francese".

E adesso vediamo se Bossi si rimangia tutto

Umberto Bossi, 6 marzo 2011:

Non dobbiamo bombardare la Libia.

Umberto Bossi, 19 marzo 2011:

Penso che ci porteranno via il petrolio e il gas e con i bombardamenti che stanno facendo verranno qua milioni di immigrati, scappano tutti e vengono qua.

Umberto Bossi, 13 aprile 2011:

La nostra Costituzione dice che non possiamo bombardare.

Adesso staremo a vedere se Berlusconi -"con Bossi parlo io"- riuscirà a convincere il suo alleato di governo che la Libia bisogna bombardarla, che nessuno ci porterà via il petrolio e il gas, e perfino che i bombardamenti sono conformi alla nostra Costituzione.

Magari, già che c'è, il Cavaliere potrebbe dirgli due parole pure su Lactalis, visto che qualche giorno fa il Senatùr aveva avuto modo di precisare che "Parmalat non va ai francesi, resta qui".

Così, tanto per verificare fino a che punto uno riesce a rimangiarsi come se niente fosse quello che ha detto in pubblico qualche giorno prima.

sabato 23 aprile 2011

CON ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN ARRIVO, TREMONTI NASCONDE LA STANGATA CHE DARA’ AGLI ITALIANI A PARTIRE DALL’ESTATE. SE TUTTO VA BENE SARANNO SACRIFICI PER QUASI 40 MILIARDI DI EURO NEI PROSSIMI DUE ANNI. NATURALMENTE LA LEGA APPROVA.


Nel documento sull’economia presentato da Tremonti per conto della Lega e del Pdl si era già lanciato l’allarme. Ma ora la realtà è stata chiarita al di là di ogni dubbio: quest’anno Tremonti farà un aggiustamento dei conti pubblici di qualche miliardo di euro, rinviando l’aggiustamento vero al 2013 e 2014, cioè alle decisioni che bisognerà prendere l’anno venturo e quello dopo ancora. Si prevede una stangata da cavallo, almeno 35 miliardi secondo lo stesso Tremonti. Da 35 a 60 miliardi secondo l’economista Tito Boeri, che su La repubblica mette insieme i conti.
Con i tasso di crescita attuali e con quelli previsti dal governo per i prossimi anni anche la Banca D’Italia lancia un accorato allarme per richiedere riforme vere che alimentino la crescita economica per arrivare ad un contenimento del debito pubblico.
Il direttore generale di Confindustria, Gianpaolo Galli, ascoltato alla Camera dei deputati in vista della discussione sui documenti economici del governo è stato chiaro: le riforme non ci sono, la scossa non esiste, non c’è niente per la crescita.
Del piano nazionale per le riforme non c’è traccia. Tutto quello che si intravvede è una politica economica che ha come obiettivo strategico il rinvio ai posteri di manovre molto pesanti senza avere nel frattempo varato alcun provvedimento favorevole alla crescita e quindi tale da ridurre l’entità dell’aggiustamento dei conti pubblici necessario dal 2013 in poi, quando dovrà obbligatoriamente essere varata una manovra da quasi 40 miliardi come riconosce lo stesso documento di economia e finanza del governo.
Un rimedio lenitivo potrebbe essere trovato con l’adozione di misure per incentivare la crescita già da quest’anno ma per Tremonti, il Pdl e La Lega ciò non è possibile perché ci sono le elezioni.
Quindi nessuna riforma dal governo e nessun aumento di crescita per il paese.
Eppure gli avvertimenti e gli appelli non mancano. Banca D’Italia, Corte dei Conti, Istat durante le audizioni hanno sollecitato interventi per migliorare i conti pubblici. Hanno sollecitato una manovra già da subito e per settembre una manovra ancora più incisiva in previsione per i prossimi due anni. Ma, ripetiamo, per Tremonti, il Pdl e La Lega dobbiamo solo fare un po’ di manutenzione dei conti.
Ritardi, imperizia, cinismo, incapacità, calcoli elettorali, necessità di salvare il premier a tutti i costi dai suoi problemi con la giustizia presenteranno un conto molto salato agli italiani e la manovra o aggiustamento che verrà lasciata in eredità ai posteri sarà il più cospicuo della storia repubblicana.

Nucleare: Il governo non ha una politica energetica


Dopo averlo messo al centro del programma elettorale e averlo confermato continuamente, il governo ha fatto marcia indietro sul nucleare. Con il duro colpo alle fonti rinnovabili, questa giravolta dimostra che la destra non ha una strategia a lungo raggio sul settore energetico. E cosa ancora più grave è che questa decisione è stata presa per tentare di far fallire i referendum di giugno, fra i quali quello sulla giustizia che tanto preoccupa il premier.

IL SEGRETARIO DEL PD BERSANI MANDA UN MESSAGGIO A TUTTI GLI ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DEL PARTITO DEMOCRATICO.
Ciao,
il governo si è rimangiato la sua strategia sul nucleare: con un emendamento rinunciano a costruire nuove centrali. E’ una vittoria del PD, che ha sostenuto, anche prima di Fukushima, che la strada scelta era sbagliata. Ora teniamo alta la guardia e lavoriamo per raggiungere il quorum, perché solo per paura del referendum rinunciano a un piano impresentabile portato avanti per due anni.  

Ieri alla Camera, durante il question time, ho chiesto al governo di risponderci sul futuro del  settore dell’energia alternativa: oltre 100.000 posti di lavoro, quasi tutti di giovani, sono a rischio perché lo stanno distruggendo. Gli ecoincentivi per le rinnovabili vanno bilanciati, invece il governo ha dormito per tre anni, poi si è svegliato e ha bloccato tutto. Ho chiesto di dirci precisamente e urgentemente cosa vogliono fare.
La strategia è chiara: parlano d’altro per non parlare dei problemi, come il lavoro. Ora dicono di voler cambiare la Costituzione per nascondere come il programma di riforme di Tremonti contiene tagli per 39 miliardi. Basta leggere le tabelle, dicono anche che verranno tolti alla scuola 14 miliardi, come ha dimostrato Enrico Letta a Ballarò, svelando come la Gelmini non sapeva di aver approvato i tagli. 

L’impegno di tutti noi per batterli non ha tregua, aiutaci anche tu: iscriviti al PD 

A presto,
Pier Luigi Bersani

venerdì 15 aprile 2011

L’ITALIA TRA GOVERNO DISFATTISTA E PARTITO DEMOCRATICO IMPEGNATO AL SUO RILACIO

Con l’approvazione del processo breve alla Camera si celebra la morte della giustizia.
Mai un governo italiano è arrivato a tanto affronto verso il Paese, mai gli italiani si sono sentiti tanto offesi e indignati.
Ora il problema passa al Senato e intanto i parlamentari che hanno cambiato sponda presentano a Berlusconi la lista per l’incasso delle cariche di governo.
Il momento è grave, la crisi si aggrava e il PDL per confondere le acque e distogliere l’opinione pubblica dai problemi dell’Italia offre alla stampa internazionale una bufala come l’idea che Berlusconi non si presenterà alle prossime elezioni indicando come suo successore Alfano.
Tremonti intanto fa passare di nascosto il Def e il Pnr, cioè il quadro programmatico per il bilancio dello Stato e il progetto di riforme da presentare all’Europa per sostenere la crescita dell’economia in Italia. Tremonti dice pure che la finanza pubblica italiana va bene così, che non c’è bisogno di alcun intervento, prevedendo una crescita dell’1,1 per cento (più bassa di quanto già previsto dal suo governo) e sostanzialmente rinviando all’estate eventuali correzioni. Quanto alle riforme, ha ripresentato le solite promesse, annunciando straordinari traguardi per la riforma fiscale alla fine della legislatura. Tutte le cose virtuose, secondo il governo, accadranno dal 2014: scenderà il deficit, calerà il debito ….
Tutto dopo la fine della legislatura. Come dire: le cose serie le farà qualcun altro.
Ma stavolta, a segnalare che la crisi morde sul serio, anche Confindustria non ci sta e Marcegaglia dichiara che vuole vedere i provvedimenti e che le parole non bastano.
In questo contesto il Partito Democratico si differenzia da un governo che paralizza il Parlamento pur di garantire uno scudo giudiziario al premier presentendosi come “un partito momentaneamente all’opposizione” con le ricette per affrontare i problemi del paese.
Bersani infatti ha presentato il piano nazionale per le riforme messo a punto dal PD nel corso di tre assemblee nazionale e con la collaborazione di numerosi centri di ricerca e di economisti.
Un piano basato su riforme vere, da varare subito per rilanciare la crescita e l’occupazione soprattutto giovanile e femminile.
La convinzione del PD è che senza un pacchetto serio di riforme molto forti  l’Italia non avrà la possibilità di crescere di più e che, senza crescita, anche l’andamento dei conti pubblici continuerà a peggiorare, costringendo il paese a una manovra dietro l’altra di tagli dolorosi.
Il piano è già stato illustrato alle forze sociali e all’Ue e si contrappone a un progetto del governo che Bersani e Fassino hanno definito in conferenza stampa “aria fritta”, un “pacco” da mandare a Bruxelles fatto di titoli non incisivi e senza prospettive a lungo periodo.
O si fa una cura con riforme serie e tra 6 mesi ci ritroviamo al punto di partenza.
Intanto la Lega, colpita dall’incapacità dei propri uomini al governo di gestire l’emergenza profughi, cerca di imbonire la propria base con parole irresponsabili pronunciate da Castelli e da Speroni che evocano solo spari.
Maroni parla addirittura di far saltare il patto di Schengen.
Le ripercussioni di questa incapacità e di questa irresponsabilità le pagheranno tutti gli italiani perché l’Unione Europea è attenta e non perdona chi minaccia di lasciarla.

mercoledì 13 aprile 2011

LA LINEA ITALIANA SUI PERMESSI TEMPORANEI NON PASSA E IL VERTICE EUROPEO NON CONSIDERA PIU’ L’ITALIA CREDIBILE


La nostra influenza si è notevolmente ridotta in Europa: per la scarsa credibilità che gode il nostro premier e per la disastrosa politica migratoria condotta dal governo italiano negli ultimi mesi, che per improvvisazione ed incapacità, ha sicuramente raggiunto un primato indiscusso.
Lega e Berlusconi costituiscono un duo pericoloso ed esplosivo. Si sostengono a vicenda senza sapere avanzare alcuna proposta politica per l’Italia e senza avere alcuna visione della materia migratoria.
Chi avrebbe potuto far sbarcare su un’isoletta di 5 mila abitanti altrettanti esseri umani senza muovere un dito per un paio di mesi? Senza attivare la protezione civile, senza un piano di alleggerimento immediato al sovraffollamento, senza inviare nemmeno una cucina da campo? Lasciando infiammare la situazione fino all’arrivo di Berlusconi con navi e promesse al seguito?
Chi avrebbe potuto lanciare una campagna di paura gratuita e di odio xenofobo parlando del rischio di un esodo biblico dal Nordafrica? Chi avrebbe potuto lanciarsi a testa bassa contro il resto d’Europa , gridando alla mancanza di cooperazione e minacciando addirittura la nostra uscita dall’Unione, dopo aver convinto tutti che l’unica vera motivazione è lo scaricabarile, il fare fessi gli altri paesi senza assumersi alcuna seria responsabilità?
Certamente in Europa nicchiano, ma è altrettanto vero che in Italia accogliamo una quantità di immigrati e di rifugiati da 3 a 5 volte inferiore a quella della Germania, della Francia e degli altri paesi. Invece di sparare affermazioni del tipo ”che ci stiamo a fare in Europa” come fa Maroni, che altro non fanno che peggiorare la situazione e le relazioni internazionali, occorrerebbe intavolare un negoziato decente per trovare una soluzione accettabile. L’Europa non può accettare di trattare con un paese in cui c’è un partito anti-stranieri che ricatta il governo.
Con un negoziato serio si terrebbe allora conto:
  • che non esiste la possibilità di un esodo biblico dal Nordafrica
  • che l’Europa è in grado di fronteggiare gli attuali flussi migratori e che dispone delle risorse adeguate
  • i flussi non solo sono fronteggiabili, ma anche necessari se vogliamo mantenere gli attuali livelli di benessere e sicurezza sociale (pensioni in primo luogo). Per questo abbiamo bisogno di accogliere in Europa 2 milioni di immigrati all’anno per i prossimi 15 anni.
  • L’Italia si regge sul lavoro degli stranieri e secondo il Ministero del lavoro nei prossimi 4 anni il fabbisogno sarà di 100 mila lavoratori all’anno che passeranno a 260 mila nel periodo 2016-2020.
Perché non parliamo di questi dati invece di spaventare gli elettori con gli sbarchi a Lampedusa?

lunedì 11 aprile 2011

A caro prezzo


di Concita De Gregorio | 10Aprile 2011

 

Un salvacondotto. Un corridoio umanitario per far uscire Silvio B. al riparo dalla selva di fischi che regolarmente, ormai, lo accolgono quando esce per strada senza aver fatto in tempo ad assoldare i figuranti. Un “patteggiamento” di quelli che non si negano a nessuno, come una sigaretta al mendicante. Sono settimane che nei corridoi dei palazzi si mormora che l’unica possibilità di convincere Silvio B. che la sua stagione è finita, che è giunto il momento che lasci la ribalta del suo show da avanspettacolo senza trascinare ulteriormente il Paese nella rovina e nel ridicolo passa da qui, dalle garanzie che il “sistema” saprà e vorrà dargli per uscirne illeso.

È a questo che lavorava Gianni Letta prima che lo scontro con Tremonti gli consumasse il tempo, è di questo che parlano i centristi ogni volta che Montezemolo mette un piede fuori, è questa la partita al cui tavolo saranno prima o poi chiamate le opposizioni. Ieri il ventriloquo del signor B., il giornalista pagato a peso d’oro per dare forma e senso apparente al delirio di onnipotenza di uno solo, l’ha scritto sul giornale di famiglia. Nella forma, immagino secondo lui scaltrissima, di un sogno da lui medesimo sognato Giuliano Ferrara ha dettato sotto dettatura le condizioni del Signore. Tornare sugli spalti a godersi lo spettacolo in cambio del patteggiamento, appunto. Un accordo, un compromesso che lo lasci libero di andare senza scontare quel che ad ogni altro cittadino sarebbe richiesto. Questo all’indomani del titolo di prima pagina su Libero che con un retorico punto interrogativo domandava: «Berlusconi è bollito?»
Pronti per affrontare la exit strategy, dunque. Mancano solo gli aedi Vespa e Signorini ma vedrete che presto arriveranno. Con carico di fango e di illazioni sconce a cui siamo abituati, con la consueta tecnica di chiamata in correità del mondo intero, pazienza. Quel che conta è che si apra quel varco.

Con eccellente tempismo tutto questo accade alla vigilia della settimana in cui, mercoledì, il Parlamento è chiamato ad approvare la legge sulla prescrizione breve che azzera insieme a qualche problemuccio del premier 15 mila reati e una quantità di processi. Le vittime di alcuni dei quali, per esempio i familiari dei morti a Viareggio, si accingono a manifestare davanti a Montecitorio per chiedere giustizia. Difficile accusarli di comunismo, difficile pagare altrettante comparse per dileggiarli. Il quadro politico interno alla maggioranza, inoltre, è sommamente incerto. Fini non perde occasione per rinfacciare a Berlusconi l’origine dei suoi e degli altrui mali, i Responsabili sono stanchi di aspettare il compenso pattuito, gli Scajola e i Verdini sono in guerra. Fuori, Emma Marcegaglia a nome degli industriali batte il piede, l’onnipotente Geronzi ha perso il controllo della macchina, Marchionne fa affari in America. Per sovrapprezzo l’Europa – fino a ieri ignorata da un governo che ora ne pretende la complicità – fa sapere che le furbizie italiche in materia di condivisione dei flussi migratori ce le possiamo anche tenere di qua dalle Alpi, di là non incantano e non servono. Tutto questo mentre il Nordafrica è un vulcano in eruzione, una geografia in epocale mutamento di cui nessuno sembra curarsi davvero. Che sia un sogno o sia un incubo, quello del ventriloquo, converrà cominciare a pensarci.

martedì 5 aprile 2011

Eversione di governo

di Pietro Spataro

Un premier che giura vendetta contro la magistratura, il Parlamento, la Corte Costituzionale. Un ministro della giustizia che, oltre a cercare i migliori cavilli legislativi per salvare il suo padrone dai processi, chiama la gente in piazza per difendere una pericolosa e devastante riforma. Un ministro della Difesa che, mentre l'Italia e' in guerra, manda a quel paese il presidente della Camera dopo aver urlato con gli occhi di fuori contro il capogruppo del Pd. Un ministro delle Riforme che a quelle disperate persone che fuggono dalla guerra e che spesso muoiono in mare grida in perfetto dialetto padano "fora da i ball". Non c'e dubbio: l'eversione e' al governo. I colpi di coda del berlusconismo si stanno dimostrando più pericolosi e insistenti di ogni immaginazione e sono la dimostrazione di quel che Gramsci chiamava il "sovversivismo delle classi dirigenti". L'Italia e' in pericolo, siamo tutti in pericolo. Se non si riesce a fermare questa banda di distruttori ci troveremo alla fine con un paese fuori dalla democrazia e in mano a un uomo che, statene certi, dallo scranno del Quirinale ce ne farà vedere ancora delle belle. L'opposizione oggi più che mai ha un dovere fondamentale: usare tutti gli strumenti, anche quelli eccezionali, per chiudere con questo indicibile attacco alla libertà e alla democrazia e portare gli elettori al voto. Smettetela quindi di fare a gara a chi e' il più bravo, il più intelligente, il più duro o il più morbido. Smettetela di di farvi gli sgambetti, di farvi addosso l'un l'altro per rosicchiare uno zero virgola nei sondaggi. Il rischio e' che quello zero virgola serva solo a mantenere al potere un governo del disfare. Intanto si potrebbe tutti insieme andare d'al capo dello Stato e dirgli: presidente per noi c'e un solo modo per mettere fine a questo strazio democratico, andare al voto subito. E poi visto che, come ci suggerisce il vecchio Ingrao dall'alto dei suoi 96 anni, non basta indignassi, mettere in campo idee e uomini che diano al paese la certezza che il dopo Berlusconi esiste e non e' un'armata brancaleone.