mercoledì 21 dicembre 2011

Menegazzi tassa gli Albaretani di 100.000 euro all'anno


MENEGAZZI TASSA GLI ALBARETANI
DI  100.000 EURO ALL’ANNO

Il sindaco Paolo Menegazzi ha pensato per sé, per il suo vice e per gli assessori con un esagerato aumento di stipendio (il massimo consentito dalla legge) in pieno disprezzo per la situazione attuale, nella quale vengono chiesti sacrifici enormi a tutti in cittadini per coprire i buchi lasciati proprio dal governo della Lega e del Pdl.

Al Sindaco vanno    2.788,86 euro mensili           
con un aumento del   125 %

Al Vice Sindaco vanno    1.115,54 euro mensili           
con un aumento dell’    80 %

Agli Assessori  vanno    780,88 euro mensili            
con un aumemto del    40 % 

Hanno rovinato l’Italia distruggendo i conti pubblici, aumentando le tasse, difendendo sprechi e privilegi e aumentando la disoccupazione. Ora rovinano anche Albaredo D’Adige, lasciando in eredità solo disastri e nuovi debiti.

La Lega, anche ad Albaredo D’Adige, dimostra quello che sa fare meglio: accettare qualsiasi compromesso e qualsiasi legge “ad personam”, pur di ricavarne qualche tornaconto.
Lavora sempre e soltanto per sé stessa, mai per i cittadini. Si muove senza sensibilità e incurante della vera solidarietà.
In Parlamento, tra una caciara e l’altra, la Lega si traveste pure da operaia per far dimenticare che fino a ieri colpiva i salari e il welfare.
  • Non dimentichiamo che per anni al governo ha partecipato al taglio dei servizi sociali, degli enti locali e dei trasporti fino alla vergogna della cancellazione della norma che vietava ai datori di lavoro di far firmare dimissioni in bianco, principalmente rivolta contro le donne che diventavano facilmente scaricabili in caso di maternità.
  • Non dimentichiamo che al governo ha avvallato l’eliminazione degli anni dell’università e del servizio militare dal calcolo delle pensioni: provvedimenti poi eliminati solo dalle sollevazioni popolari.
  • Non dimentichiamo ancora che, nell’ultima manovra di Bossi e Berlusconi, nelle deleghe su fisco e assistenza ha previsto, in caso di mancato reperimento di una ventina di miliardi, il taglio drastico al settore assistenziale (comprese le pensioni di reversibilità), alle detrazioni per i mutui casa, alle spese sanitarie e alle detrazioni sui figli a carico.

La Lega locale non poteva che agire con la stessa logica della Lega nazionale.

Ad Albaredo D’Adige ha tagliato i contributi alle scuole materne, gli aiuti alle associazioni, il sostegno alle famiglie e alle persone bisognose. Ha anche ridimensionato oltre l’inverosimile la biblioteca, bloccato per anni l’apertura del nuovo teatro che poteva e può essere punto di riferimento per tutte le attività culturali dei gruppi di volontariato e delle associazioni (ora l’utilizzo è solo parziale e strumentale).
Ha creato da subito disagi con i pazienti e forti contrasti con il personale della Casa di Riposo, proponendo progetti megalomani che, se realizzati senza rigidi criteri di prevenzione e di controllo sulla spesa in fase contrattuale, penalizzeranno irrimediabilmente nei prossimi anni bilanci comunali.
Ha sguinzagliato scagnozzi per tutti i locali Albaretani a predicare che l’amministrazione è bloccata perché mancano i soldi per via del patto di stabilità che li priva di risorse.
Hanno tagliato, bloccato tutto e tolto ai cittadini di Albaredo D’Adige qualcosa come 100.000 euro all’anno.

sabato 17 dicembre 2011

Il sindaco ad Albaredo si raddoppia lo stipendio


Il sindaco di Albaredo
si raddoppia lo stipendio

ALBAREDO. L'ira dell'opposizione per il 125 per cento in più che va in tasca a Menegazzi: da 1.240 a 2.789 euro al mese. Aumenti consistenti anche per il vice e gli assessori E in aula si alza un volantino: «Vergogna» Ma per la maggioranza è tutto in piena regola

Tratto da L’Arena 16/12/2011

Albaredo. Supermario Monti non fa scuola ad Albaredo. Mentre il premier ha rinunciato al proprio compenso in segno di rispetto per i sacrifici chiesti alle famiglie, sindaco ed assessori di Albaredo hanno deciso di aumentarsi in modo considerevole lo stipendio.
La decisione, com'era prevedibile, ha provocato uno tsunami nelle file della minoranza, con Stefano Mattiolo a puntare il dito contro la «mangiatoia del Natale albaretano» e l'ex consigliere Sandro Mastella ad alzare in Consiglio comunale un volantino con su scritto «Vergogna».
In tempi di manovre durissime e di prelievi fiscali, Paolo Menegazzi e la sua giunta non si sono lasciati intenerire. Nel bilancio di previsione, il primo cittadino aveva innalzato il suo compenso del 125 per cento, passando da 1.240 a ben 2.789 euro al mese.
Il vicesindaco Devid Marin aveva optato invece per un incremento dell'80 per cento, passando da 620 a 1.116 euro. Minore, ma pur sempre consistente, l'aumento della retribuzione degli altri assessori, pari al 40 per cento.
Una cifra spropositata per il gruppo consiliare «Per Albaredo-Ruta sindaco», che tuttavia finora aveva sull'argomento mantenuto il silenzio, «sperando in una redenzione come quella di Jean Valjean ne I Miserabili», ha detto Mattiolo. Il ravvedimento però non c'è stato, le cifre sono rimaste quelle preventivate.
Così, all'appuntamento con l'assestamento di bilancio 2011, è scoppiata l'ira della minoranza.
«Possibile che abbiate tagliato tutto, i contributi alle scuole materne, gli aiuti alle associazioni, il sostegno agli indigenti, e non vi sia venuto in mente di ridurvi lo stipendio?», ha chiesto Mattiolo.
«Potete ringraziare i bambini dell'asilo per la collaborazione», ha ironizzato. Indignato, il consigliere ha tuonato contro Menegazzi, ha votato contro l'assestamento e poi ha lasciato l'aula assieme al suo gruppo. 
Sindaco ed assessori non si sono scomposti. Hanno spiegato che le riduzioni dei contributi nel settore sociale non sono state dovute ai minori servizi erogati, quanto piuttosto a un «minor fabbisogno e ad una maggiore efficienza nella gestione della contribuzione».
Anche il consigliere di «Con Albaredo Giacon sindaco», Alessandro De Mori, ha criticato i tagli alle scuole materne. «Noi davamo 700 euro a bambino, voi soltanto 615, non mi incantate con questa storia del minor fabbisogno», ha dichiarato.
Per quanto concerne il compenso, Menegazzi ha spiegato che le retribuzioni vanno considerate nei tre anni e mezzo di amministrazione.
«Se si raffronta il lordo medio annuo della mia giunta con quello dell'amministrazione Ruta, risulta che noi percepiamo meno soldi», osserva il sindaco.
Il lordo medio annuo di Menegazzi, infatti, è inferiore di 1.095 euro rispetto a quello che aveva percepito Ruta (54.682 euro contro i 55.777 euro del precedente sindaco).
E questo perché nel 2009 gli amministratori locali erano stati costretti a ridursi lo stipendio del 30 per cento a causa dello sforamento del Patto di stabilità da parte del Comune e nel 2010 dovettero mantenerlo al minimo.
Nel 2011 il grande balzo in avanti, con il sindaco che ha deciso di raggiungere il tetto massimo del compenso consentito.
«Mi sono adeguato alle retribuzioni degli amministratori dei comuni vicini», ha spiegato il primo cittadino.
«Sono stati i miei assessori a chiedere che il mio aumento fosse così elevato, perché ritengono che sia corretto premiare il mio assiduo impegno per il Comune», ha concluso Paolo Menegazzi. Con buona pace dei cassintegrati e dei lavoratori in mobilità.

Paola Bosaro

giovedì 8 dicembre 2011

PENSIONI E EVASIONE


PENSIONI  E  EVASIONE
Si deve cambiare questo decreto
“AMMAZZA PENSIONATI” e “SALVA ITALIANI RICCHI”

Sappiamo benissimo che l’Italia è sull’orlo del baratro e che se siamo a questo punto la colpa è solo del governo Berlusconi-Bossi.
Non lo dimentichiamo e faremo il possibile perché nessuno lo dimentichi anche per l’avvenire.
Tuttavia non è più possibile accettare manovre e sacrifici dove a pagare siano sempre i soliti noti.
Non è più possibile che li accettino i cittadini più deboli e non è possibile che vengano accettati da un partito come il Partito Democratico, che ha fatto dell’equità sociale un principio imprescindibile.
La manovra è, nel suo complesso, quanto di più iniquo ci si poteva aspettare da un governo tecnico.
E’ scritta sulla falsa riga dei provvedimenti presi dal precedente governo, che ci ha portato al disastro.
Magari nell’immediato dà l’impressione di sistemare i conti pubblici, ma è un’evidente e transitoria illusione.
L’impoverimento drastico delle fasce medio-deboli della popolazione, con il depauperamento del potere d’acquisto da subito e con prospettive ancor più pesanti nel medio periodo, faranno diminuire i consumi e perciò rallenteranno ulteriormente la crescita.
Le irrisorie disponibilità derivanti dalla tassa sul lusso sono solo uno schermo, dietro il quale cercano giustificazioni Monti e i suoi ministri.
La mancanza di vere azioni anti evasione fiscale con la mancanza di una vera imposizione sui grandi patrimoni farà mancare le risorse necessarie agli investimenti indispensabili per la ricerca, per la scuola, per l’occupazione giovanile e delle donne.
L’attacco indiscriminato alle pensioni sia sul fronte dell’uscita dal mercato del lavoro sia su quello strettamente retributivo contribuirà ancor di più ad impedire nuova occupazione e a creare tensioni sociali.
E’ allora indispensabile lavorare per migliorare i provvedimenti prima che entrino in vigore.
Il Partito Democratico su questi temi deve anche diventare intransigente perché la partita che si gioca è troppo importante sul piano economico-sociale e cedimenti inspiegabili porterebbero ad un ridimensionamento e ad una sconfitta della propria rappresentanza.
Aree di recupero risorse per apportare i miglioramenti ce ne sono, a partire da quelle sopra citate (lotta all’evasione, tassazione dei grandi patrimoni), aggiungendo poi la messa all’asta senza regali delle frequenze televisive ed il riordino della pubblica amministrazione.
Rigore ed equità devono essere principi che si muovono di pari passo senza “se” e senza “ma” e non saranno certamente teatrali lacrime di coccodrillo o di rimorso a far credere che tutto ciò possa essere messo da parte.
Sicuramente è auspicabile un patto tra generazione presente e generazione futura, ma perché questo patto sia efficace bisogna che la generazione presente sopravviva.