giovedì 16 giugno 2011

Un programma


UN PROGRAMMA, UN IMPEGNO PER ALBAREDO
CHE PARTE DAI RECENTI RISULTATI ELETTORALI
Amministrative e Referendum hanno dimostrato che esiste un paese nuovo.

Nel Paese c'è un'opinione pubblica che ha voltato le spalle a Berlusconi e a Bossi  nelle scelte di merito e di metodo, perché stanca di una "narrazione" posticcia e artefatta che non ha più alcun collegamento con la realtà e con i problemi della vita quotidiana di milioni e milioni di persone "normali".
La sanzione più nitida e clamorosa di questa rottura tra gli interessi privati del premier e l'interesse collettivo degli italiani sta nel responso a valanga nel quesito sul legittimo impedimento. Dopo tre anni di menzogne propagandistiche sulla "riforma della giustizia" (interpretata solo nella chiave della soluzione dei problemi giudiziari dell'uomo di Arcore) i cittadini hanno capito e hanno votato di conseguenza. Dicendo un no forte alla stagione delle leggi ad personam e un sì chiaro al principio costituzionale che esige tutti i cittadini uguali davanti alla legge. E' un esito non scontato, e forse il più sorprendente di questo appuntamento elettorale. Segna davvero la fine di un ciclo storico, che dura ormai da diciassette anni, e che ha visto il Cavaliere protagonista di un assedio violento alla magistratura, con l'unico obiettivo di difendersi dai suoi processi attraverso l'estinzione dei reati o la cancellazione delle pene per via legislativa. Il risultato referendario, anche sotto questo profilo, è una bella vittoria della democrazia, in tutti i suoi sensi e in tutte le sue forme. 
Ma insieme a questa politica dell'aggressione, dall'accoppiata amministrative-referendum esce a pezzi anche quell'ideologia post-politica sulla quale si è retta la destra italiana di questi anni. Progressiva demolizione di tutto ciò che è pubblico, sdoganamento del qualunquismo più becero, inaridimento delle radici della vita democratica, abdicazione delle istituzioni alla legge del più forte, criminalizzazione sistematica del dissenso. L'onda referendaria spazza via in un colpo solo questo armamentario culturale populista sul quale è stato costruito il patto Berlusconi-Bossi. Dietro la scena di cartapesta del Popolo della Libertà e della Padania liberata, dietro la demagogia degli spiriti animali del capitalismo e dei riti pagani nelle valli alpine e prealpine, dietro l'idea "rivoluzionaria" del cambiamento federalista e anti-statalista, l'asse Pdl-Lega non ha costruito niente. Niente miracoli, solo miraggi. Niente crescita, solo declino. Adesso è tardi, per qualunque contromossa e per qualunque recupero. Il Carroccio ha pagato fino in fondo il tributo alla lealtà personale del Senatur nei confronti del Cavaliere. E' solo questione di tempo e di modo. Ma il destino della coalizione è segnato, chiuso com'è dal vincolo esterno dell'Europa sui conti pubblici e dal vincolo interno ormai rappresentato dalla crisi della leadership berlusconiana.
Il premier ha perso prima il referendum virtuale, con le amministrative che lui stesso aveva trasformato in una drammatica e ultimativa ordalia su se medesimo. Ora ha perso anche il referendum reale, con una scelta astensionista disperata e insensata che ha sancito l'irrimediabile scollamento tra lui e la sua gente. Cos'altro deve accadere, perché Berlusconi tragga le conseguenze di questo fallimento? L'Italia non merita di pagare altri danni, alla volontà di sopravvivenza di un governo che non esiste più e che si tiene ormai solo sulla stampella instabile e impresentabile dei "Responsabili" di Romano e Scilipoti. Fa fede l'immagine di Calderoli, che come sempre parla il linguaggio ruvido del disincanto. Due "sberle" non fanno un ko. Ma sicuramente lo preparano. Prima avverrà, e meglio sarà per tutti

Questo il quadro che esce dalle tornate elettorali. Ora bisogna portare avanti tutte le esigenze e le aspettative che si sono evidenziate. Dobbiamo farlo anche intervenendo in prima persona.
In tutta Italia si sono formati comitati per i candidati sindaci e per sostenere i quesiti referendari: i risultati si sono visti.
Ora dobbiamo fare lo stesso nei nostri territori, nelle nostre città, nei nostri paesi.
Cominciamo fin d’ora a ragionare in chiave elettorale per i prossimi appuntamenti costruendo “comitati” che mirano fin d’ora alle prossime elezioni.
Facciamolo con chi ci sta, dentro il Partito Democratico, ma soprattutto fuori, tra i cittadini.
E’ questa la sfida che dobbiamo vincere.
Essere sempre tra i cittadini e non aver paura di scegliere i candidati Nazionali, Regionali, Provinciali e locali, come i Sindaci, attraverso le primarie libere e aperte.
Troviamo il coraggio di portare avanti queste richieste e questi compiti fino in fondo, perché ora ci viene richiesto il coraggio di continuare con spirito nuovo per affrontare la sfida del cambiamento.
Le elezioni amministrative e i referendum hanno dimostrato in maniera inequivocabile che, anche nelle nostre zone, una destra razzista e becera si può battere, anche e soprattutto restando fedeli a noi stessi, evitando di inseguire gli avversari sui loro deliranti e pericolosi proclami.
Puntiamo su programmi e contenuti, cerchiamo, invitiamo e raduniamo intorno a noi persone per bene, persone che siano in grado di rappresentare quell’Italia che puntiamo a realizzare.
Questo deve essere il nostro impegno se vogliamo arrivare a qualcosa di diverso e di migliore.
Catalizzare l’entusiasmo, raccogliere e valorizzare le risorse migliori, avvicinare la politica a chi ne è sempre rimasto fuori: questa è la chiave non solo per vincere le elezioni, ma anche per rinnovare clamorosamente questo paese.

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