Calderoli invita il governo a ripensarci sulla festa del 17 marzo. “Si può festeggiare lavorando”, dice, “perché siamo in un momento di crisi e ci potrebbero essere pesanti ricadute”.
Il suo collega di partito, il consigliere regionale lombardo Bossetti, non si alza durante il minuto di silenzio per i bimbi rom morti a Roma. E quando il democratico Civati lo rende noto dice di non essersene accorto, perché era “intento a leggere un articolo di giornale”.
C’è un filo rosso, anzi verde, che unisce le parole dei due lumbard. Il filo della dissimulazione come sistema, altrimenti detto del ciurlare nel manico.
Se Calderoli vuole depotenziare la festa dell’Unità dell’Italia, lo dica e non tiri in ballo argomenti – magari legittimi – ma che in bocca a lui fanno un po’ ridere. E se il consigliere Bossetti (il nome dice tutto) non vuole alzarsi per gli “zingari” morti, abbia almeno il coraggio di difendere la sua scelta. Anche perché qualsiasi essere umano, in un’aula consiliare, se gli si fanno attorno dieci secondi di silenzio assoluto alza la testa e si chiede che cosa succede. Altro che “non me ne ero accorto…”.
Viene da pensare che i milioni di baionette pronti a calare su Roma, tanto duri e tanto puri da combattere a viso aperto per le loro idee, non sembrano poi tanto coraggiosi. Al contrario, non fanno che gettare sassi, e nascondere le mani.
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