martedì 22 febbraio 2011

I CONTRACCOLPI DEL RISVEGLIO DEL NORD AFRICA. L’ITALIA RISCHIA DI PAGARE UN PREZZO ALTISSIMO.


I contraccolpi della guerra civile in Libia e del risveglio del Nord Africa e del Medio Oriente rischiano di essere pesanti per il mondo occidentale industrializzato, ma soprattutto per l’Italia. Sono centinaia le imprese italiane in Libia. I capitali libici sono presenti in grandi aziende italiane (basti pensare a Unicredit). Ma soprattutto a preoccupare sono le ripercussioni sugli approvvigionamenti energetici e sulla possibile spinta all’inflazione, che innescherebbe un aumento dei tassi di interesse capace di pesare in modo davvero pesante sul costo del nostro debito pubblico (basti pensare che per il rinnovo di Cct, Bot, Ctz – debito pubblico in scadenza – un solo punto percentuale in più sui tassi di interesse potrebbe costare al paese che ha un debito pubblico come l’Italia dai 10 ai 15 miliardi di euro di spesa pubblica in più ogni anno).

Dalla Libia importiamo il 23,3% del fabbisogno petrolifero, il 12% del gas consumato in Italia.
Sono esposte in Libia aziende come l’Eni per l’estrazione del petrolio; Finmeccanica per gli impianti appena aperti per l’assemblaggio di elicotteri Augusta e le commesse per le ferrovie libiche; Impregilo per gli appalti per la costruzione di 3 centri universitari; e inoltre altre 300 aziende con oltre 600 dipendenti che operano il loco.

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