mercoledì 2 marzo 2011

CHI MINACCIA E TAGLIA I SALARI E IL LAVORO


Adesso che l’inflazione è ripartita anche in Italia e tutti se ne sono accorti, sui giornali confindustriali e tra certi autorevoli economisti è un susseguirsi di rassicurazioni “ non esiste un allarme prezzi” e di avvertimenti “però la crescita dei prezzi non deve spostarsi sulle retribuzioni”   (sicuramente un bel modo per prendere in giro tutti,  lavoratori in genere e pensionati).
Ecco i lavoratori, le famiglie, i giovani già colpiti da tre anni di crisi e di inettitudine del governo, dalla caduta del reddito, dalla perdita del lavoro e dalla proliferazione della cassa integrazione, dovrebbero stare in silenzio, non reagire, forse addirittura ringraziare per quell’aumento dei prezzi che, per alcuni, è anche un segno di vitalità dell’economia. Che sarà mai un rincaro del pieno di benzina o un aumento della spesa alimentare della settimana?. La questione non può essere lasciata solo alle legittime proteste delle associazioni dei consumatori o alle inutili dichiarazioni di Mister Prezzi perché la corsa della benzina, delle materie prime, dei prodotti alimentari diventa una tassa impropria sui salari dei lavoratori.
E’ una forma esplicita di taglieggiamento del reddito delle famiglie che non possono difendersi: non c’è più la scala mobile così anacronistica, non c’è più la politica dei redditi nella versione almeno quella un po’ progressista di Ciampi, non ci sono nemmeno i sindacati uniti e disposti a dar battaglia su un tema così popolare. Anzi nell’ultimo “formidabile” accordo sul modello contrattuale, non firmato dalla Cgil, è stato garantito alle imprese che i rinnovi dei contratti non dovranno tener conto dell’inflazione importata.  Quindi scordatevi di recuperare gli aumenti della benzina e del gasolio.
Quello che appare chiaro davanti alla nuova ondata di crescita dei prezzi è che l’inflazione diventa un vero pericolo per la salute delle imprese e dell’economia in generale solo quando viene compensata da aumenti salariali. Questo no, è un fenomeno che proprio non si può tollerare per lor signori. Così la nostra realtà è quella di essere europei nell’inflazione, ma di non condividere purtroppo i livelli di reddito e di retribuzione della Francia e della Germania. Però basta aspettare: Marchionne ha promesso salari tedeschi agli operai italiani.

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