Sul federalismo regionale il Pd si è confrontato nel merito con tutte le forze politiche, ma nessuno si illuda che ci siano possibilità di collaborare con i leghisti. Per Rosy Bindi l’attrazione del carroccio è da escludere. E’ assolutamente fuori luogo che Bossi strumentalizzi un dialogo che non c’è. Bossi fa bene a ringraziare il PD ma solo perché il lavoro svolto in bicamerale dagli esponenti democratici ha impedito o contenuto i danni al federalismo leghista.
E’ stato messo sub judice un provvedimento la cui attuazione non potrà essere avviata prima del 2013, e solo a condizione che ci siano le risorse. Questa è la clausola di salvaguardia. E sia chiaro che, se non cambia la politica economica del governo, le risorse non ci saranno mai. La riforma allora sarebbe da riscrivere.
La lega perciò non può vendere in Padania quello che ancora non c’è: è stato votato il presupposto per il federalismo, non è ancora l’attuazione della riforma.
Il PD si è astenuto perché sono state accettate tutte le sue proposte e , ancora una volta, ha dimostrato che non fa un’opposizione pregiudiziale ma che si confronta nel merito.
Il provvedimento è stato migliorato ma sicuramente il Partito democratico non perde di vista il fatto che i leghisti proprio in questi giorni sono stati promotori alle Camere della prescrizione breve, dell’inserimento della responsabilità civile dei magistrati nella legge comunitaria, del via libera al conflitto di attribuzione sul caso Ruby. La Lega strumentalizza la tragedia Lampedusa per lucrare consenso. Ha tenuto il Parlamento sotto scacco sulla Libia.
“Non ci sono possibilità di collaborazione con una forza così, con una forza politica che sostiene un premier con quattro capi di imputazione”.
Il Partito Democratico non cerca la Lega, ma ha il dovere di parlare agli elettori della Lega perché siamo stati noi a introdurre il federalismo nella Costituzione. Il federalismo è nel nostro dna e non in quello della maggioranza.
Partendo da qui il Partito Democratico sta perseguendo l’obiettivo strategico che è quello di ricostruire l’Italia dopo Berlusconi.
Questa è la strategia dentro cui ci muoviamo e che offriamo alle opposizioni e a tutto il paese, agli elettori della Lega come a quelli del Pdl. Berlusconi non ha più la maggioranza nel paese, ma questo non può bastarci perché ora dobbiamo guardare anche al suo elettorato e a quello della Lega per un impegno di ricostruzione dell’Italia.
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