In Veneto il Partito Democratico non è riuscito ad essere perno di una coalizione di governo vincente e Lega e Pdl governano in molti comuni, il nostro compreso..
Eppure la sfida del Nord non può essere accantonata, né va considerata persa.
Non può essere accantonata, perché la sfida del Nord è esattamente la sfida del dopo Berlusconi e di un centrosinistra che affermi una credibile alternativa di governo.
Né va considerata persa, perché proprio oggi, che la Lega è giunta al massimo storico della sua proiezione politica, si misura lo scarto tra le sue parole e i suoi comportamenti, tra le promesse e i risultati.
Lo dimostra l’esito della battaglia sul federalismo: benefici incerti per il Veneto, mentre i tagli ulteriori per i bilanci degli enti locali, anche nella nostra Regione, sono certezze scolpite nero su bianco. E il rischio di un aumento della pressione fiscale è un incubo per tutte le categorie economiche locali.
E mentre la Lega conquista la vetta del potere politico regionale, sul territorio si moltiplicano i casi di una multiforme questione morale interna a quel partito: dal Veneziano ad Arzignano gli esempi non mancano, e anche il nostro comune non è estraneo a questo processo.
Da qualsiasi angolatura la si osservi, la proposta politica della Lega resta insufficiente rispetto ai bisogni del territorio e non può fornire strategie adeguate alle necessità di sviluppo e crescita ormai non più dilazionabili.
Lo si è visto in questi giorni tanto a livello locale (hanno portato a casa la bandierina federalista carica di tasse per lavoratori, pensionati, artigiani e imprese, un terzo di fondi in meno per la Regione dallo Stato centrale, due anni di tagli consecutivi per i Comuni) quanto a livello nazionale (la Ue non ci ritiene credibili dopo che per anni la Lega ha tuonato contro l’Europa).
Non può essere accantonata, perché la sfida del Nord è esattamente la sfida del dopo Berlusconi e di un centrosinistra che affermi una credibile alternativa di governo.
Né va considerata persa, perché proprio oggi, che la Lega è giunta al massimo storico della sua proiezione politica, si misura lo scarto tra le sue parole e i suoi comportamenti, tra le promesse e i risultati.
Lo dimostra l’esito della battaglia sul federalismo: benefici incerti per il Veneto, mentre i tagli ulteriori per i bilanci degli enti locali, anche nella nostra Regione, sono certezze scolpite nero su bianco. E il rischio di un aumento della pressione fiscale è un incubo per tutte le categorie economiche locali.
E mentre la Lega conquista la vetta del potere politico regionale, sul territorio si moltiplicano i casi di una multiforme questione morale interna a quel partito: dal Veneziano ad Arzignano gli esempi non mancano, e anche il nostro comune non è estraneo a questo processo.
Da qualsiasi angolatura la si osservi, la proposta politica della Lega resta insufficiente rispetto ai bisogni del territorio e non può fornire strategie adeguate alle necessità di sviluppo e crescita ormai non più dilazionabili.
Lo si è visto in questi giorni tanto a livello locale (hanno portato a casa la bandierina federalista carica di tasse per lavoratori, pensionati, artigiani e imprese, un terzo di fondi in meno per la Regione dallo Stato centrale, due anni di tagli consecutivi per i Comuni) quanto a livello nazionale (la Ue non ci ritiene credibili dopo che per anni la Lega ha tuonato contro l’Europa).
BISOGNA ANDARE OLTRE LA LEGA E IL PDL, PER L’ITALIA E IL VENETO
C’è bisogno di rimettere in campo la politica, perché c’è bisogno di rimettere in campo le scelte per il futuro.
Intorno a noi il mondo cambia, ma l’Italia è un paese in crisi economica e stallo politico, incapace di fare scelte strategiche, perché l’agenda politica è dominata dalla tutela immediata degli interessi del governo, anziché dalla riflessione su quelli del paese.
Vogliamo andare oltre la crisi, con scelte concrete per dare una spinta alla ripresa.
E quindi misure fiscali a favore di impresa e lavoro, oggi penalizzati a favore delle rendite finanziarie; una riforma del Patto di Stabilità per dare ossigeno ai Comuni; nuove liberalizzazioni per tutelare i consumatori e incentivare l’imprenditorialità, contro il blocco anche culturale rappresentato dal conflitto d’interessi e dai corporativismi; misure nette a favore dell’innovazione, dando spazio a quell’agenda digitale in cui oggi l’Italia misura uno dei suoi più drammatici ritardi rispetto al resto d’Europa e scegliendo con coraggio la strada della green economy come paradigma di sviluppo.
C’è bisogno di andare oltre.
Intorno a noi il mondo cambia, ma l’Italia è un paese in crisi economica e stallo politico, incapace di fare scelte strategiche, perché l’agenda politica è dominata dalla tutela immediata degli interessi del governo, anziché dalla riflessione su quelli del paese.
Vogliamo andare oltre la crisi, con scelte concrete per dare una spinta alla ripresa.
E quindi misure fiscali a favore di impresa e lavoro, oggi penalizzati a favore delle rendite finanziarie; una riforma del Patto di Stabilità per dare ossigeno ai Comuni; nuove liberalizzazioni per tutelare i consumatori e incentivare l’imprenditorialità, contro il blocco anche culturale rappresentato dal conflitto d’interessi e dai corporativismi; misure nette a favore dell’innovazione, dando spazio a quell’agenda digitale in cui oggi l’Italia misura uno dei suoi più drammatici ritardi rispetto al resto d’Europa e scegliendo con coraggio la strada della green economy come paradigma di sviluppo.
C’è bisogno di andare oltre.
Vogliamo andare oltre il leghismo, dopo le contraddizioni tra promesse e fatti concreti.
Finalmente qualcosa nel paese sta succedendo sul piano del consenso.
Per la prima volta in questa legislatura c’è un imponente abbandono di fiducia nei confronti del Presidente del Consiglio.
Non lo dicono solo i sondaggi.
Finalmente qualcosa nel paese sta succedendo sul piano del consenso.
Per la prima volta in questa legislatura c’è un imponente abbandono di fiducia nei confronti del Presidente del Consiglio.
Non lo dicono solo i sondaggi.
Lo percepiamo : è il sentimento che cresce nel paese, l’idea della inadeguatezza ed incapacità complessiva del Governo in un momento difficile, sia da punto di vista nazionale che internazionale.
Lo dice anche la frenetica attività propagandistica del presidente del Consiglio, la politica degli annunci, delle scosse al sistema paese proclamate e subito smentite.
Lo dicono le sue corse a mettere in sicurezza il Governo in Parlamento, avvertendo le elezioni anticipate come un rischio mortale.
Lo dice anche la frenetica attività propagandistica del presidente del Consiglio, la politica degli annunci, delle scosse al sistema paese proclamate e subito smentite.
Lo dicono le sue corse a mettere in sicurezza il Governo in Parlamento, avvertendo le elezioni anticipate come un rischio mortale.
Elezioni tanto minacciate ed ora tanto temute.
Ma elezioni ce ne saranno ancora, anche ad Albaredo.
Ma elezioni ce ne saranno ancora, anche ad Albaredo.
Prepariamoci fin d’ora per andare oltre questo modo di governare anche ad Albaredo
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