All’ultimo momento il Partito democratico ha consentito con la propria astensione il passaggio nella commissione bicamerale del decreto sul fisco regionale. A sbloccare la situazione, sono state prima l’intesa raggiunta dalla Conferenza delle Regioni, guidata da Vasco Errani, presidente dell’Emilia Romagna, sul reintegro dei fondi per il trasporto pubblico locale, poi il sì della maggioranza alla clausola della salvaguardia proposta dal PD, e cioè il blocco delle addizionali Irpef al tetto dello 0,9 per cento (quello attuale) fino al 2013, e difesa delle fasce di reddito più basse, che non potranno pagare più dello 0,5 per cento in più. Contemporaneamente il governo dovrà rifondere le Regioni che rispettano il patto di stabilità dei tagli applicati nella manovra estiva. Se nel 2013 questo non sarà avvenuto, ci sarà un tavolo Stato-Regioni per decidere sull’attuazione del decreto. Insomma, le norme del decreto sono “congelate” fino a quando i tagli non verranno ripristinati.
Come dice il segretario del PD Bersani:” oggi è andata bene, ma l’albero resta storto. Resta il problema del decreto sul federalismo municipale. Bisognerà raddrizzarlo in tempo, perché altrimenti il sistema salta per incoerenza. E’ il caso dell’Irpef. Sarebbe bene, dunque, che il governo si fermasse e avviasse una riflessione più ampia”.
Questa vicenda dimostra che se si ascolta il PD non si fanno pasticci e non si aumenta la pressione fiscale. Maggioranza e governo dovranno ora rispondere ai cittadini che si vedranno recapitati a casa i bollettini delle tasse comunali più alte, mentre questo non accadrà con le regioni: sarà un boomerang e per questo dovrebbero tornare indietro sul decreto sul fisco municipale.
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